A Nuzzo Monello due prestigiosi Premi…

A Nuzzo Monello due prestigiosi Premi…


All’opera ἀνϑολογία di Nuzzo Monello due prestigiosi riconoscimenti: il Premio Internazionale Historiae Populi  e il Premio Regionale Historiae Siciliae, conferitigli dall’Opera Internazionale “Praesepium Historiae Ars Populi” di Geraci Siculo (PA).

di  Biagio Iacono

All’opera ἀνϑολογία (Antology) del ns. amico Artista, Studioso e Scrittore prof. Nuzzo Monello – di cui ci siamo spesso occupati sul www.valdinotomagazine.it – sono stati conferiti, nei giorni scorsi, due prestigiosi Premi a riconoscimento della sua prodigiosa, straordinaria e poliedrica attività: il Premio Internazionale di Storia e Tradizioni Locali Historiae Populi e il Premio Regionale Historiae Siciliae, conferitigli dall’Associazione Culturale Regionale “Praesepium” di Geraci Siculo (PA).

La suddetta ἀνϑολογία – sta scritto nella motivazione del Premio Historiae Populi – è caratterizzata scientificamente da una ~ Raccolta di schede ed immagini sulla flora della contrada S. Elia, sui Monti Iblei, nel territorio del comune di Avola in Provincia di Siracusa. Lo studio botanico è accompagnato da una attenta analisi delle caratteristiche del territorio della contrada, inclusa una preziosa chiesa rupestre di presumibile età alto medioevale. ~

   Per questo la Commissione del Concorso Internazionale Artistico-Letterario “Ars Millennium” 20a Edizione 2017/18 – Premio  Internazionale “Historiae  Populi” 19a Edizione 2017/18 ha valutato l’opera del prof. N. Monello quale Premio In Assoluto A Livello Internazionale Per La Migliore  Opera Di Pregio “Botanico-Archeologico” D’alto Interesse Scientifico elogiando lo Studioso con questa meritata attestazione: ~ A NUZZO MONELLO D’AVOLA ~ PER LA SUA MONUMENTALE E PODEROSA OPERA STORICO-SCIENTIFICA A CARATTERE BOTANICO E PER I SORPRENDENTI ASPETTI DI RICERCA ARCHEOLOGICA. OPERA, ANCORA, ASSAI PREZIOSA PER LE SAPIENTI SCHEDE BOTANICHE D’ALTO VALORE SCIENTIFICO SULL’INCANTEVOLE E TIPICA FLORA MEDITERRANEA DEI MONTI IBLEI IN SANT’ELIA; OPERA ANCHE ECCELLENTE E STRAORDINARIA PER L’ARTISTICO PATRIMONIO FOTOGRAFICO D’ARTE, CHE PUO’ ESSERE DEFINITO QUALE “FINESTRA DI BELLEZZA” DI VISIONI PRIVILEGIATE DELL’UNIVERSO CULTURALE IBLEO, OVE, QUASI PER INCANTO, ANCORA EMERGE, DALL’OBLIO DEL  SECOLARE SONNO DELLE PIETRE, UN SANTUARIO RUPESTRE, PREGNO DI FEDE E DI SACRO ANTICO, FIORE NELLE ROCCE OLEZZANTI DEGLI IBLEI.

(vedi VERBALE qui a fianco: HISTORIAE POPULI

 

Consegna del Sindaco di Lentini Saverio Bosco.

Per quanto riguarda il secondo conferimento, il Premio Regionale Historiae Siciliae è stata conferita: L’ALTA ONORIFICENZA STORICO-SCIENTIFICA – ACCADEMICO DELLA SICULA CULTURA IBLEA a NUZZO MONELLO da AVOLA  per l’Ediz. Bilingue-Sebastiano Monieri Editore – Traduzione di Corrado Leanti – Siracusa, 2017; ril., pp. 560, ill. ~ Raccolta di schede ed immagini sulla flora della contrada S. Elia, sui Monti Iblei, nel territorio del comune di Avola in Provincia di Siracusa. Lo studio botanico è accompagnato da una attenta analisi delle caratteristiche del territorio della contrada, inclusa una preziosa chiesa rupestre di presumibile età alto medioevale ~ con quest’altra motivazione: ~ PER LA MAGNIFICA, RICCA E POLIEDRICA ‘AZIONE’ DI STUDIOSO-RICERCATORE  E NOBILE ARTIGIANO D’ALTA ARTE, APPASSIONATO AMANTE E CONOSCITORE PROFONDO DELLA SUA TERRA NATIA IBLEA; INSIGNE FIGLIO DI AVOLA CHE HA SAPUTO METTERE A FRUTTO LE SUE SCIENTIFICHE CONOSCENZE E HA POSTO MANO A UNA PODEROSA E MONUMENTALE OPERA, L’ANTOLOGIA BOTANICA DELLA FLORA ENDEMICA IBLEA DEL MONTE SANT’ELIA, OVE EMERGE, COME PREZIOSA VETUSTA GEMMA, UNA CHIESA RUPESTRE TARDO-MEDIEVALE: MAGNIFICO FIORE DI PIETRA ANTICA TRA I LEZZI ASSAI ODOROSI DEI SACRI MONTI IBLEI DI SICILIA. ~

vedi altro VERBALE qui a fianco: HISTORIAE SICILIAE

Eventus Lentini – 2.XII.2018 – Il Presidente Dott. Prof. V. Piccione e Nuzzo Monello.

Il “31° Eventus Lentini Meeting 2018”

si è concluso il 2 dicembre u.s.

Distintivo Historiae Siciliae Accademico della Sicula Cultura Iblea

Organizzato dall’Opera Internazionale “Praesepium Historiae Ars Populi” fondata dal Dott. Prof. Vincenzo Piccione e patrocinato dalla Città di Lentini, l’Associazione Culturale Melograno di Lentini, l’Arcidiocesi Metropolitana di Siracusa, la Diocesi di Noto e dalla Città di Geraci Siculo, si è concluso con la consegna dei prestigiosi riconoscimenti ai vincitori delle diverse sezioni a concorso.  

Diploma Historiae Populi

Il congresso sul tema Presepium: Greppia d’Amore… Cultura, iniziato il primo dicembre si è avvalso di relatori provenienti da tutt’Italia e della partecipazione di un folto pubblico per assistere alle premiazioni di presepisti e di città per l’allestimento di presepi viventi opportunamente visionati in Sicilia, in Calabria e Campania dalla commissione giudicatrice, e per assistere alla premiazione di autori di studi Storico-etnografici, Scientifici, Artistici e Letterari. I premiati sono stati invitati inoltre a  esprimere le proprie idee, contributi, promozioni e propositi. Tra i molteplici in particolare l’intervento dello studioso, artista e scrittore Nuzzo Monello che ha posto l’accento sulle condizioni nelle quali, oggi, ciascuno può trovarsi di fronte alla società e rispetto alla propria individualità: Cultura e Fede viste come unicità dell’individuo che interagisce nel sociale, nell’impegno civile, nella propria crescita spirituale, culturale e nei confronti della propria famiglia.

Trofeo Historia Populi

L’autore, così continua: il premio odierno, esprime un elaborato di relazioni, che vede in primo luogo, oltre il personale sacrificio e la compartecipazione della Città di Avola, il contributo della moglie Corrada e dei figli Venerando e Paolo indispensabile alla realizzazione in specie di  ἀνϑολογία, propriamente raccolta di fioriNell’accettare i riconoscimenti, con umiltà e soddisfazione a compimento della sua opera Nuzzo Monello, ha voluto fare dono, per soddisfare le stesse condizioni di Cultura e Fede, del premiato volume ἀνϑολογία, al Sindaco di Lentini Dott. Saverio Bosco nella qualità di primo cittadino e alla Biblioteca Riccardo da Lentini quale espressione della città, comunità di Saperi conclamata Città del Presepe di Sicilia 2018. Per concludere, a noi non resta che complimentarci sinceramente col ns. prof. Nuzzo  Monello per questa opera che tante soddisfazioni sta dando a Lui ma, soprattutto, anche ai tanti Amici come noi che lo amiamo e stimiamo fraternamente. 

Biagio Iacono

G. Leopardi: capirlo ricordando Gino Raya nel 31° della scomparsa.

G. Leopardi: capirlo ricordando Gino Raya nel 31° della scomparsa.

CAPIRE LEOPARDI ATTRAVERSO IL RICORDO DI GINO RAYA,

NEL 31° DELLA SCOMPARSA DEL FILOSOFO FONDATORE DEL FAMISMO.

di Paolo Anelli

Ricorrendo il 2 Dicembre u.s. il 31° della scomparsa del prof. GINO RAYA, un ricordo – da me promosso – sul suo straordinario contributo critico filosofico-letterario, anche sul Leopardi, avrebbe dovuto trovar spazio su queste colonne proprio quel giorno: lo facciamo oggi 10 Dicembre 2018, non avendo potuto il Sottoscritto onorare quella data per cui, mentre me ne scuso con l’amico prof. Paolo Anelli, anticipo che insieme ci siamo da tempo riposti di onorare dignitosamente il ns. Maestro con un apposito volumetto, non appena ci sarà possibile configurare il ns. materiale già raccolto e pubblicarlo. Biagio Iacono

Dopo vari anni di insegnamento in Istituti Tecnici, per l’anno scolastico 1983-84 ebbi incarico d’insegnamento letterario, nello storico Istituto Magistrale “Ruggero Bonghi” di Assisi, sito in Via San Francesco nel Palazzo Vallemani, edificio barocco con affreschi del Seicento, oggi sede della Pinacoteca comunale. L’Istituto, la cui denominazione originaria di Scuola Normale era stata modificata a partire dalla riforma Gentile del 1923, aveva da pochi anni celebrato il suo centenario, in quanto era nato nel 1878 all’interno del Convitto Nazionale “Principe di Napoli”, istituito dal Ministro Bonghi nel 1875 per accogliere da tutto il giovane Regno d’Italia gli orfani dei maestri elementari.

Il Convitto viveva nella sede del Sacro Convento di San Francesco, acquisito dallo Stato italiano con le leggi eversive del 1866-67, e nella città del Serafico l’Istituto che formava maestri e maestre aveva avuto nel primo Novecento un ruolo importante di promozione culturale, grazie all’attività dei suoi docenti, tra i quali il pedagogista Ernesto Codignola, che a Firenze sarà direttore dell’Istituto Superiore di Magistero (dove studiò mia madre) e continuerà le sue battaglie educative fondando la Scuola-Città Pestalozzi. Altamente meritoria fu anche l’opera dei Presidi, tra cui Michele Catalano, di Termini Imerese, noto per i suoi studi sull’Ariosto, che diresse l’Istituto dal 1922 al 1932, prima di salire alla cattedra di Letteratura Italiana all’Università di Messina. Siciliano, di Milazzo, era anche il Preside del centenario, Giuseppe Catanzaro, figura di spicco all’interno dell’Accademia Properziana del Subasio, studioso di Properzio e curatore, insieme allo storico Francesco Santucci, degli Atti dei Convegni internazionali properziani dal 1982 al 2002.

Assisi. Palazzo Vallemani, sede dell’Istituto Magistrale dal 1910 al 1997.

Dovendo insegnare Italiano, per la prima volta, in una classe che si preparava all’esame di Stato, mi trovavo ad affrontare la letteratura italiana dell’Ottocento. E mi domandavo, fra l’altro, in particolare, come insegnare L’infinito di Leopardi, il cui commento, nei testi scolastici, mi riportava alle difficoltà mie di maturando del 1966. Non avevo mai capito, e perciò mi inceppai al colloquio, che cosa significasse “la religione del nulla” che continuava a dominare nella critica. Faccio dunque un primo passo deciso verso una metodologia d’insegnamento che tenga conto in primo luogo non della critica (cioè del punto di vista degli studiosi di Leopardi, spesso non supportato da chiari fondamenti teorici), ma del pensiero dell’autore stesso. E dato che Leopardi non teneva per sé i suoi Pensieri (raccolta di centoundici considerazioni scritte tra il 1831 e il 1837), e aggiornava continuamente il suo diario personale, lo Zibaldone, che, scritto dal 1817 al 1832, era arrivato a 4526 pagine, mi misi all’opera per rintracciare in quella miniera di pensieri una spiegazione d’autore al Sempre caro mi fu quest’ermo colle.

Zibaldone, prima ed. 1898.

Primo problema: dove lo trovo lo Zibaldone di Leopardi in versione integrale? Dell’edizione di Francesco Flora in due volumi, datata 1937-38, a cui si ispirarono Walter Binni ed Enrico Ghidetti (1969), si potevano trovare edizioni ridotte. Volendo uno Zibaldone tutto intero e non scarnificato, per poter andare a cercare tra quelle sue 45 centinaia di pagine qualcosa, scritto da lui medesimo, che si riferisse all’argomento della sua poesia più famosa, e non essendo ancora comparsa per Garzanti l’edizione critica in tre volumi curata da Giuseppe Pacella (1991), e non vivendo noi tutti ancora in un mondo dominato da internet (che ci mette oggi a disposizione tutti i testi del poeta di Recanati in leopardi.it), l’unica mia possibilità era trovare l’edizione del 1898-1900, quella in sette volumi pubblicati da Le Monnier ad opera di una commissione presieduta da Giosuè Carducci, con il titolo Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura (poi Zibaldone di pensieri, o semplicemente Zibaldone). Dove trovare l’edizione carducciana dello Zibaldone?

I sette volumi dell’ed. carducciana dello Zibaldone, 1913 terza ristampa.

Ebbene, a confermare la rilevanza culturale dell’Istituto Magistrale di Assisi, ce li avevo lì i sette rari volumi dello Zibaldone carducciano, nella preziosa Biblioteca di quella Scuola centenaria, che dopo incredibili vicende successive al terremoto del 1997 è stata recuperata e acquisita dal Liceo Classico “Properzio” per iniziativa del Dirigente scolastico Giovanni Pace. Mi metto dunque al lavoro, ma, durante la perlustrazione graduale del testo leopardiano subisco ben presto un doppio effetto serendipity. Trovo anzitutto molti riferimenti di ordine pedagogico che mi spingono a schedare i concetti con cui Leopardi avvalora le sue tesi filosofiche e antropologiche attraverso osservazioni sul comportamento dei “fanciulli”, e di se stesso fanciullo. Se ne potrebbe ricavare un ricco materiale per una pedagogia leopardiana interessante per la storia della pedagogia contemporanea. Ci ha pensato recentemente Michele Zedda, ricercatore dell’Università di Cagliari con diversi articoli dal 2012 a oggi.

Leopardi, Recanati: Colle dell’Infinito.

L’altro effetto va spiegato con il fatto che in quell’anno ricevevo una copia del trimestrale Biologia culturale di Gino Raya. Era stato mio padre, rimasto solo per la morte di mia madre a fine ’83, ad avvertire l’amico catanese, grande studioso di Verga e ideatore del Famismo poi chiamato Biologia culturale (teoria che considera la fame come unico primum movens biologico degli esseri viventi), della mia esistenza come insegnante ad Assisi. L’intrigante lettura delle tesi di Raya, mirate allo “studio dei fenomeni letterari, filosofici, culturali in genere, nei loro fondamenti biologici e nelle correlative sovrastrutture metafisiche”, tesi esposte sistematicamente, oltre che nei suoi libri, nella rivista, a cominciare dal 1966, si incrociava con la mia perlustrazione leopardiana, al punto che presi il coraggio di segnalare a Raya, con una lettera, il 2 gennaio 1987, un certo parallelismo delle sue tesi con quelle leopardiane che andavo spulciando. Raya risponde:

 8 genn 1987 sera
Caro Anelli / Stamane ricevendo la Sua del 2, ho suonato a distesa tutte le campane del mio feudo (mentale) per avere scoperto una insospettata vocazione famistologa. […] e la incoraggio a proseguire nel disegno leopardiano. L’applicazione del metodo fisiologico è stata attuata soltanto da me e da Pasquale Licciardello; veda dunque che immenso terreno vergine rimane. Su Leopardi, morto nel 1837, si prepara la solita fiumana retorica per il 150 anniv.; né, che io sappia, s’è mai vista una critica leopardiana in chiave famista. Veda, dunque, di non lasciare i suoi propositi nel limbo delle buone intenzioni. […] A lei e famiglia i più forti auguri e saluti da Gino Raya

Da questo contatto, seguito da un breve incontro a Roma in occasione di una conferenza su una sua opera verghiana, in cui gli lasciai copia delle mie ‘scoperte’, nacquero, su suo invito, i miei due saggi leopardiani (Leopardi e gli animali, e Leopardi prefamista) che lui pubblicò in Biologia culturale del settembre e del dicembre 1987, ultimo fascicolo questo di quella rivista, che morì il 2 dicembre con il suo fondatore. Purtroppo, il mio rapporto diretto con Gino Raya nacque e durò nell’arco di quel suo ultimo anno di vita. Dopo di che, lasciando nel cassetto un mio terzo saggio e constatando il silenzio dell’ufficialità letteraria italica sulla morte del maggiore studioso verghiano, cominciai a scrivere Il silenzio delle farfalle infilzate (Firenze Atheneum 1991), forte anche, dopo la morte di mio padre (1986), di quanto il Raya aveva detto di sé e del Famismo nelle lettere indirizzate all’amico abruzzese, mio padre, insegnante a Venezia nell’Istituto Magistrale “Niccolò Tommaseo”, con cui aveva vissuto una affettuosa concordia discors a partire dal 1959, quando erano commissari a Roma nel mega concorso a cattedre di Lettere negli Istituti magistrali, e avevano constatato di essere gli unici a non lasciarsi influenzare nelle procedure di valutazione dalla potenza delle raccomandazioni. Grazie a quel mio libro ho potuto conoscere Pasquale Licciardello e le sue preziose analisi biologico-culturali sulla letteratura e sulla società contemporanea (notevole, per restare in argomento, è il suo Leopardi poeta del corpo, Fermenti, 1988), e Biagio Iacono, direttore della Gazzetta di Noto e della rivista Netum, amico ed estimatore del Raya, il quale ha ospitato in questi anni vari miei contributi rayani nella rivista online www.valdinotomagazine.it .

Zibaldone,1913.

Nei due saggi, presenti nella biblioteca del Centro Studi Leopardiani di Recanati, sfruttavo i risultati della mia ricerca sullo Zibaldone, che mi aveva portato a conoscere il Leopardi pedagogista e il Leopardi prefamista, ma mi aveva anche dato la risposta alla domanda su L’infinito che dovevo spiegare alle alunne del Magistrale di Assisi. Non va interpretato in senso metafisico, tutt’altro. Il piacere, che deriva dall’immaginazione che opera in virtù dell’ostacolo fisico della siepe, va considerato in chiave sensistica secondo la concezione materialistica settecentesca cui il poeta aderì e sulla quale, appunto, costruì la sua “teoria del piacere”. Avevo trovato da me la risposta, per via diretta, e solo più tardi mi sono accorto che la cosa era già stata detta da Achille Tartaro nel volume in cui aveva trattato Leopardi (LIL – Letteratura Italiana Laterza, 1978, pp. 84-85), dove scriveva: “La matrice sensistica dell’Infinito, un elemento decisivo per escludere ogni riduzione dell’esperienza leopardiana nell’ambito certamente improprio dell’ascesi e dell’annichilimento spiritualistico, secondo un’interpretazione promossa da De Sanctis (“Così i primi solitari scopersero Iddio”) e in seguito vagamente riecheggiata […]”. Ecco la conferma che chiariva i miei dubbi di studente e avvalorava i risultati della mia ricerca di giovane docente.

L’ultimo numero della Rivista BIOLOGIA CULTURALE fondata e diretta da GINO RAYA.

La mia rassegna prefamista leopardiana contrastava con un appunto di Raya del settembre 1986 (Biologia culturale, p. 144), che nel termine felicità usato da Leopardi, termine “ampolloso, di derivazione settecentesca”, vedeva “una spia della scarsa sensibilità biologica del Leopardi”. Aggiungeva però che “qualche brivido” di essa “affiora a sua insaputa, per esempio, nel « mal umore », o nell’« odio, vero odio », che gli uomini in società nutrono l’uno per l’altro (Zibaldone), e che rimonta al cannibalismo proprio della specie”. A posteriori, posso dire di avere messo in luce, col mio studio, che invece di affioramento inconsapevole si tratta di una teoria a tutto tondo che riconosce in tutti gli esseri viventi un primum movens centrato su una triade (Leopardi la chiama “trinità”): amor di sé – odio altrui – invidia. Quanto al cannibalismo, esso è riconosciuto da Leopardi come realtà primitiva generale, non senza il risvolto, tutto prefamista, dell’erotofagia. Lo stesso Raya, approfondendo il tema, in nove pagine consegnate per la celebrazione leopardiana dei Nuovi Annali della Facoltà di Magistero dell’Università di Messina (1987, 5, pp. 111-119), giunge a fare un ritratto di Leopardi antimaiuscolaro, non più carente di sensibilità biologica, bensì “fermo nell’amor sui come principio biologico”. Amor sui è il titolo di un breve intervento di Gino Raya, che è il succo di una conversazione telefonica con il direttore della rivista Fermenti Velio Carratoni, che compare nel numero di ottobre-novembre 1987, p. 5, e che ho letto con profondo senso di gratitudine, lieto di avere contribuito a far suonare le campane del “feudo (mentale)” del Maestro proibito di cui Biagio Iacono aveva scritto in Netum nel Dicembre 1981.

La prima delle tre pagine del Dicembre 1981 della Rivista Netum, fondata e diretta da Biagio Iacono dal 1975 al 1985.

Sarebbe augurabile (ma probabilmente illusorio che la ricorrenza, oltre che gl’inevitabili gorgheggi sulla donzelletta e il passerotto, e oltre a qualche iscrizione d’ufficio del continuo Leopardi tra i « figli di Maria », invitasse qualche studioso a leggere lo Zibaldone per verificare (o eventualmente discutere) i due saggi di Paolo Anelli pubblicati in « Biologia culturale » (1987, nn. 3 e 4) intitolati, rispettivamente, Leopardi e gli animali e Leopardi prefamista. Risulterebbe chiara, allora, la scintilla più geniale di Giacomo: il suo rifiuto, cioè di maiuscole come il Pensiero, la Coscienza, la Ragione e altri succedanei dell’Anima considerati come prius nella biologia umana e insomma come patacca metafisica. Questo prius viene chiamato dal Leopardi ventitreenne amor di sé (o anche amor proprio), « principio e perno di tutta quanta la macchina naturale (…), indipendente dalla riflessione e quindi dalla ragione ». Oggi per una completa risoluzione del metafisico nel fisico, diciamo fame; Leopardi dice amor sui; ma l’indirizzo è così sconvolgente, da escludere i confronti non solo in sede ottocentesca, ma anche nella ufficialità accademica del secolo seguente.

Nessuno studioso leopardiano ha risposto all’invito di Raya, tranne Alberto Frattini, il quale in un articolo apparso su Fermenti nel 1995, intitolato Leopardi, il materialismo e il famismo, mi ha rivolto una critica che, al di là dei contenuti, è frutto di una operazione scorretta, compiuta con la complicità del direttore Carratoni. Il quale mi aveva chiesto, nel ’93, di scrivere un articolo su Leopardi, e gli avevo mandato Leopardi e i nuovi credenti, dove esprimevo qualche giudizio, tra molto altro, su alcuni scritti di Frattini. Ebbene, l’articolo dell’insigne studioso leopardiano contesta alcune affermazioni espresse nel mio dattiloscritto, che il direttore Carratoni aveva dato in lettura a Frattini, evitando di pubblicarlo.
Un ricordo di Gino Raya, dunque, non può prescindere da un argomento principe nella sua vita e nella sua opera: il rispetto dell’etica.

Assisi, 2 dicembre 2018                             Paolo Anelli

ASL AT: AL VIA IL PIANO CONTRO LA CORRUZIONE.

ASL AT: AL VIA IL PIANO CONTRO LA CORRUZIONE.

ASL AT CONTRO LA CORRUZIONE: VIA ALLA REVISIONE

DEL PIANO TRIENNALE PREVENZIONE CORRUZIONE.

MARTEDI’ 11 DICEMBRE 2018 LA PRESENTAZIONE DELL’EVENTO.

Si apre martedì 11 dicembre il percorso dell’ASL AT che condurrà alla revisione del Piano Triennale di Prevenzione Corruzione. L’evento “CORRUZIONE IN SANITA’”, evocativo già nel titolo, sarà aperto dai saluti del Direttore Generale ASL AT Mario ALPARONE e dalla Presentazione della Giornata della Trasparenza.

Afferma Cristina CHIALVI, Responsabile Prevenzione Corruzione (RCPT) ASL AT “Il corso sarà articolato in veri e propri laboratori in cui gli operatori delle aree interessate saranno chiamati a lavorare concretamente. L’approfondimento verterà in particolare su: Tempi di Attesa, Libera Professione, Conflitto di Interessi e Acquisti.” E, prosegue “L’obiettivo è semplificare l’iter e cogliere nelle normative non più un limite, ma l’opportunità di promuovere un percorso di integrità e legalità a tutto tondo.”

Conclude l’RPCT: “È importante, infine, sottolineare come il  tema della Prevenzione alla Corruzione risulti efficace solo avviando un percorso valoriale che conduca ad un vero e proprio cambiamento socio-culturale in modo da impedire che la corruzione campeggi come “anti-valore” fissamente radicato nella società attuale. Una sfida etica, insomma, che sin dal 2013 l’ASL AT sta conducendo per sensibilizzare contro l’indifferenza verso i comportamenti non-corretti e per contrastare gli sprechi e le inefficienze.

Il corso si articolerà in quattro giornate: le prime due nel mese di dicembre, per proseguire poi con altri due incontri a gennaio e febbraio. Il 5 ed il 6 dicembre, inoltre, presso l’Ospedal Cardinal Massaia, verrà distribuito all’utenza un  questionario snello e breve con l’obiettivo di raccogliere eventuali suggerimenti sul tema.

L’evento, aperto alla cittadinanza, si terrà a partire dalle ore 9 presso la Sala Convegni del Palazzo Don Bosco Piano – via Conte verde 25  – Asti

Asti: Attività varie del Teatro Alfieri per Natale…

Asti: Attività varie del Teatro Alfieri per Natale…

Asti: Attività varie del Teatro Alfieri per Natale…

Dopo il successo della campagna abbonamenti della stagione 2018-2019, il Teatro Alfieri di Asti, in occasione del Natale, offre una nuova opportunità a tutti gli appassionati per regalare (o regalarsi) il meglio della ricca programmazione nell’ambito della prosa, della musica e della danza a prezzo speciale: a partire da lunedì 10 dicembre sarà possibile acquistare presso la biglietteria del teatro uno speciale abbonamento a 3 o 5 spettacoli.

Questi i dieci appuntamenti disponibili nell’offerta: 4 gennaio “Steam” Acrobati Sonics/ 16 gennaio “I Miserabili” Franco Branciaroli/ 22 gennaio “Donchisci@tte” Alessandro Benvenuti e Stefano Fresi/ 26 gennaio “Opera Buffa!” Elio e Scilla Cristiano/30 gennaio “Uomo solo in fila” Maurizio Micheli/ 27 febbraio “Note da Oscar” Rimbamband/ 5 marzo “Cous Cous Klan” Carrozzeria Orfeo/ 15 marzo (c/o Spazio Kor) “La scuola delle scimmie! Teatro Filodrammatici/ 7 aprile “I Bislacchi – Omaggio a Fellini” Artemis Danza/Monica Casadei/ 15 aprile “Squalificati” Stefania Rocca/ Carnet 3 spettacoli: 45 euro, 5 spettacoli 70 euro.

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Asti: al Teatro Alfieri “Mostri a parte” di Maurizio Casagrande.

La stagione di prosa del Teatro Alfieri di Asti prosegue lunedì 10 dicembre alle 21 con “Mostri a parte”, spettacolo diretto e interpretato da Maurizio Casagrande, e scritto dall’attore insieme a Francesco Velonà. Con lui sul palco Fabio Balsamo, Tiziana De Giacomo, Nicola d’Ortona, Marianna Liguori, Giovanna Rei e Claudia Vietri.

Maurizio Casagrande 

Franco, dimenticata rockstar degli anni ’80, è sposato con la più giovane Ursula, conduttrice televisiva di grande successo, fervente ammiratrice negli anni d’oro della sua carriera, ma che oggi è la vera “star” di casa. Lui, un artista non particolarmente bravo, ma sincero e originale, e lei senza grandi capacità, ma priva di scrupoli e bravissima ad approfittare di chiunque per aumentare gli ascolti. Lui completamente fuori luogo nello show business dei giorni nostri, e lei perfettamente inserita nell’effimero mondo della televisione. Un uomo e una donna, ma in realtà il passato ed il presente che si scontrano in campo neutro: il teatro. Ursula, quasi per pietà, offre a Franco la possibilità di partecipare alla sua seguitissima trasmissione, ma la cosa si trasforma in un clamoroso flop. Le curve degli ascolti della sua esibizione risultano più basse di quelle della pubblicità. Lui troverà il modo di risalire la china. Lei lo eliminerà dalla sua vita? Ma come fare? Lui vede solo mostri intorno a lui, non più “sacri”, come un tempo, ma assolutamente “pagani”. Per farcela, dovrebbe diventare uno di loro. Ed è proprio quello che accadrà quando scoprirà di essere l’erede del dott. Jekyll, ed entrerà in possesso della famosa pozione che riesce a svelare e portare in vita l’altro lato di noi stessi. L’uso della pozione cambierà tutto…

 Biglietti 20 euro (15 euro loggione). Per informazioni e prenotazioni: 0141.399057-399040 (biglietteria Teatro Alfieri, dal martedì al giovedì orario continuato 10,30-16,30, il giorno dello spettacolo a partire dalle 15) 

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Giovedì 13 dicembre alle 21 il Teatro Alfieri di Asti

ospita “Blind date”, il concerto al buio di Cesare Picco.

Un viaggio sensoriale nel buio più assoluto, realizzato in collaborazione con CBM Italia Onlus per restituire la luce a migliaia di bambini ciechi nei Paesi poveri del mondo.Il concerto si basa su una semplice e magica formula: luce – buio – luce Una morbida penombra accoglie in sala gli spettatori e, una volta iniziato il concerto, le luci calano lentamente, fino a raggiungere il buio totale e poi ritornare gradualmente alla luce iniziale. 

Un evento unico al mondo grazie alla capacità comunicativa della musica per pianoforte di Cesare Picco, artista di fama internazionale, unita al viaggio sensoriale dentro il buio assoluto. Ascoltare in questo modo la musica porta a stravolgere l’uso comune dei sensi: perdiamo i nostri abituali punti di riferimento e ci scopriamo più pronti a recepire altre sensazioni, a sperimentare nuove condizioni di ascolto.

L’ingresso è gratuito previa prenotazione obbligatoria sul sito di CBM Italia:  https://www.cbmitalia.org/blind-date/asti-teatro-alfieri

La disponibilità dei posti è in esaurimento.

Il Pacco del Natale 2018 di Matteo Renzi

Il… Pacco del Natale 2018 di Matteo Renzi!

di  Lucia Annunziata  ( da Il Blog –  Huffington Post )

Almeno uno di noi a Natale potrà festeggiare. Almeno Matteo Renzi quest’anno infatti ha coronato il suo sogno: rottamare il suo Partito. Di quell’oggetto permanente della sua concupiscenza, mostro sacro cui ha dedicato una intera giovinezza, pianificandone assalti e conquista, teca ambita dei suoi trionfi, diventata poi spesso la bara delle sue ambizioni, è riuscito a liberarsi. Finalmente. Ed è tutto suo merito, perché se è vero che la sinistra sta sparendo per via della Storia, della fine del Secolo e della rivoluzione industriale in corso, continua a non capire di essere finita – e pochi oggi hanno il coraggio di scuotere le masse istupidite svegliandole sul loro destino futuro. Matteo Renzi invece si è preso il duro compito di suonare il campanello, chiamare il dottore e pietosamente chiudere gli occhi al malato. Conquistandosi il grande titolo di Ultimo Segretario di un partito del ‘900. Che a voi oggi suona un po’ sminuente, ma visto da qui a venti anni, che dico?, dieci, capirete quanta visione politica c’era in questo passo.

Renzi avremmo dovuto inventarlo se non fosse arrivato. Sono giorni come questi che ce lo confermano. La sua scure su Minniti ha chiarito l’orizzonte, ha svelato di quanta fragilità e illusioni è fatto ormai quel pezzo della politica italiana che ancora si intesta una idea della sinistra. E questo nemmeno i peggiori detrattori del fiorentino potranno negarlo. Non c’è dubbio infatti che il giorno dopo il ritiro di Minniti sappiamo ben di più di prima. Sappiamo intanto di che pasta è fatta lo stesso ex inquilino del Viminale. Uomo duro, uomo d’ordine che nella vita ha maneggiato i dossier più delicati, ha preso le decisioni più ingrate, ha subito assalti vari, e non solo verbali, riprendendo sempre equanima distanza dalle emozioni passeggiando con i suoi amati cani sulla spiaggia ventosa. Questo uomo che ha domato le tribù berbere andando nel deserto, si è poi consegnato mani e piedi a Matteo Renzi. Fidandosi di lui, credendo nella parola data e nella fedeltà del cerchio magico. A riprova della sua intelligenza appena si è accorto dello sbaglio ha mollato la presa, ma lo stupore rimane: com’è possibile che si sia fidato di Renzi?

Il fatto è che di Renzi prima o poi si sono fidati tutti nel Pd. E ognuno ha preferito affidarsi per un qualche tornaconto. Bersani aveva pensato che fosse un giovane inesperto, ed era convinto di batterlo facilmente nelle primarie, Enrico Letta aveva creduto allo stai sereno, Delrio gli attribuiva poteri profetici chiamandolo Mosè, Richetti pensava che fosse il suo migliore amico, Napolitano pensava che avrebbe fatto le riforme istituzionali. Gli psicanalisti credevano al suo rovesciamento della relazione Telemaco-Ulisse, come metafora dell’Italia in Europa. Migliaia di giovani credevano li avrebbe liberati dalla palude della onnipresente generazione degli anni sessanta, e migliaia di donne si specchiavano in Maria Elena simbolo del nuovo femminismo. Il mondo intero a un certo punto lo ha incoronato il nuovo volto della politica in Europa.

Da anni del resto non nasceva a sinistra un leader con le stimmate di tale energia e di tale immaginazione. La coniugazione di parole come cambiamento e rottamazione valeva da sola una rivoluzione nella grammatica politica della sinistra – in verità, nella grammatica dell’intero paese. Da anni qualcuno non prometteva all’Italia lo svecchiamento delle nostre anchilosate abitudini sociali, e delle chiuse e numerose caste in cui era degenerato il sistema. Anche a sinistra. Visto con gli occhi di oggi quella accoppiata linguistica, Cambiamento e Rottamazione, preannunciava la rivoluzione culturale che poi sarebbe stata portata, dopo Renzi, dai Cinque Stelle. Mai più dunque la sinistra si è trovata nel suo tempo come in quei pochi mesi della avanzata inarrestabile del Renzismo. Mesi in cui criticare il fenomeno creava uno status da pariah nel dibattito nazionale. La discriminante era fideistica: credere o non credere a Matteo Renzi. Bastava farsi in quel periodo qualche domanda sulla riapparizione del fideismo nel rapporto con il leader (possiamo osare nominare Stalin?) per capire qualcosa di quel che la sinistra è diventata. Da allora ad oggi è inutile ripercorrere le tappe. Che quella impennata di entusiasmo e predicazione fosse solo una cortina di fumo si è presto scoperto. Il giovane fiorentino voleva rottamare si, ma per tutt’altro progetto. Matteo Renzi ha sempre pensato che il Pd che pretendeva di riformare, e la stessa area politica che voleva rinnovare, erano solo ostacoli, carne morta, un residuo del passato. Solo ormai un ottimo serbatoio di voti. II suo progetto era spostare quei voti verso un’area conservatrice, e farne la base per un partito personale. In questo ultimo senso, Matteo Renzi è stato il primo ad annusare anche il tempo del populismo in arrivo.

Ci sono torti in questo progetto? Per nulla. Un leader politico ha il diritto a ogni sogno e a ogni battaglia che considera meritevole. La sua responsabilità è stata quella di non dichiarare mai chiaramente questo suo percorso. Fino all’ultimo sempre, in questi anni; come in questo ultimo caso delle primarie, condotte come sempre sul filo del rasoio delle ambiguità, se non del doppio gioco, mettendo in campo un suo Manchurian candidate, Minniti. Il quale sarà stato, come abbiamo detto, ingenuo ma non un coglione. E si è fatto saltare, da vero uomo di armi, insieme alla sua candidatura. Svelando l’equivoco di oggi e, in filigrana, i molti equivoci del passato. La vicenda è ora allo scoperto. L’Ultimo Segretario si farà il suo movimento. Una nuova scissione chiude definitivamente la storia del Partito come è stata finora. Il Pd è decisamente imploso. Ma tutto questo costituisce anche una chiarezza fatta. Una chiarezza che, occorre dirlo, illumina da ora in poi non solo le responsabilità di Renzi ma anche quelle delle tante connivenze di una organizzazione che lo ha a lungo sostenuto e che certo oggi non si può reinventare innocente di un disastro ampiamente annunciato.

Lucia Annunziata – Il Blog –  Huffington Post

NOTA BENE:l’articolo di Lucia Annunziata ci è stato segnalato dall’amico Carmelo Filingeri sul suo www.evarconews.it