“L’ARTE  FRA  LE  MANI” di NUZZO  MONELLO: un’originale “Miscellanea” di Sogni e Storie d’un eclettico Artista.

“L’ARTE  FRA  LE  MANI” di NUZZO  MONELLO: un’originale “Miscellanea” di Sogni e Storie d’un eclettico Artista.

Un’originale Miscellanea di Sogni e Storie d’un eclettico Artista:

“L’ARTE  FRA  LE  MANI” di NUZZO MONELLO

SCULTURE (Luci nelle Ombre) ed OLI spatola (Calore del Colore)

Sicula Editrice-Netum, pagg.178, Noto, 2018, Ed.ne Italiano/Inglese f. com.cio.  

     di  Biagio Iacono

   Diciamolo subito – avvertendo il Lettore – che questo della ns. Sicula Editrice-Netum di Noto(SR) – non è un volume “grande” perché da me accolto in 178 pagine, con traduzione inglese affiancata, formato A/4 di carta patinata con pregevole copertina d’un “lucido” particolare: Miscellanea 2013-2018 è un grande Manifesto dell’Arte e della Vita d’uno straordinario Artista che non è facile “etichettare” negli “…ismi” dell’Otto/Novecento né in alcun altro Movimento se volessimo “inquadrarlo”, per forza, in una nostra o qualsivoglia “categoria” filosofico-estetica, proprio per come spesso  giocoforza giudichiamo! 

APRI cliccando sulle immagini  

   In 46 anni d’attività editoriale, dal 1972, non mi era mai capitato d’affidare “a scatola chiusa” la totale autonomia ad un Autore nella scelta di impaginare e “confezionare” liberamente un ns. libro: anzi, alla massima “L’Autore è il mio…Nemico!” avevo da poco aggiunto quella per cui, chiunque fosse stato l’Autore, dopo avermi consegnato il suo cosiddetto “manoscritto”, si sarebbe dovuto “… fermare davanti alla porta dell’Editore!”  Nulla di tutto questo, invece, col mio Amico e poliedrico Artista, il prof. Nuzzo Monello, per me da sempre dimostratosi un “Grande” in più molteplici aspetti: per la qual cosa non mi scomposi quando, a poco più d’un anno dalla sbalorditiva pubblicazione della sua davvero “grande” e straordinaria Antologia – titolata in greco ἀνϑολογία – egli mi venne ad offrire il manoscritto di L’Arte fra le mani.  Mi trovai così – io sì – “fra le mani” un’altra sua stupefacente espressione d’Arte, frutto di quella profonda Maieutica socratica che, dall’Io più inconscio, a Nuzzo da tempo in seno bruciava: aveva infatti, egli, in quelle prime bozze già “miscelato” un succo immaginifico di “miele narrativo” sul piano estetico-filosofico, ben consapevole del faticoso cammino che ci attendeva nella voluta dis-ordinata presentazione cartacea da realizzare nell’elaborazione “grafico-visibile”, propria d’una edizione come questa di non comune formato. E, tuttavia, non immemore e cosciente delle mie conclusioni in quella Antologia – con cui avevo ribadito di …riassociare l’immagine di Nuzzo Monello all’omerico-dantesca straordinaria figura dell’Uom di multiforme ingegno… come un novello Ulisse dei nostri giorni…ecc. ecc.1 – caddero d’improvviso tutti i miei consolidati “pre-giudizi” e – con la direzione d’una Collana tutta sua – gli concessi anche quella libertà che a nessuno mai avevo dato fino ad allora: solo così, finalmente, poteva nascere ed è nata – absit iniuria verbis  – una vera “Grande” opera d’Arte!  Fatta una sì necessaria premessa al Lettore, in questa sede sfoglierò solo alcune pagine non esaustive, tuttavia, della complessa articolazione di L’Arte fra le mani in cui Nuzzo Monello “narra” la propria vita di Uomo e d’Artista, mentre mette a fuoco il meglio delle sue opere relative agli  anni 2013~2018 presentando ben 26 sculture in maiolica e 10 pitture su tela ad olio con tecnica a spatola. Non si tratta di mere illustrazioni prive di senso o insignificanti, perché vanno inserite nell’ampio e più intimo “messaggio” che l’Autore ci “lancia” coinvolgendo psico-analiticamente – ora uno ora altro studioso, scrittore o giornalista che sia – nell’indagine profonda del suo “Io” più nascosto ed “inconscio”. …  Egli sa bene che solo attraverso la concreta visione plastica le sue opere, pittoriche o in ceramica che siano, potranno permettergli l’occasione di “esprimere” e proporre un suo personale “messaggio”, difficilissimo ed impossibile sul piano strettamente linguistico: proprio come la dantesca “materia sorda” del Poeta che è ben consapevole d’essere “… un che, quando/Amor mi spira, noto, e a quel modo/ch’e’ ditta dentro vo significando.”(Purg.XXIV,52-54) o come quando in Paradiso si renderà conto che “Trasumanar, significar per verba/non si porria; però l’essemplo basti/a cui esperienza grazia serba.”(Par.I,70-73) Al di là delle sue, e di tanti altri, numerose riflessioni  bio-bibliografiche a 360° di cui l’opera è piena – assieme all’allegato CD con interviste e video sui quali  sorvoliamo – Nuzzo Monello, alla fine del suo lungo excursus intorno all’Arte, confessa di avere “ …intrapreso l’intuitiva ricerca di una nuova estetica…” grazie alla quale ritiene che gli sia possibile “…Progettare la casualità” secondo il “volere” della “psiche” nel “dipingere stimoli ambigui” e del poter << …sentire configurare l’opera in modo tale da porre l’autore e l’osservatore nello scambio interpretativo dell’Io e del TuIo stesso e… Tu stesso, spingendo in tal modo l’uno intorno all’altro.>> 

   Certo, ammettere – per sua stessa definizione –  che questa sia in nuce Estetica sulla “progettazione” d’una “casualità” sembra ed è un ossimoro che “scolvolge” i tradizionali canoni di giudizio nell’osservazione dell’opera d’arte, preferendo di questo Artista entusiasmarmi per le sue “classiche” opere in ceramica e pittura, senza addentrarmi in interpretazioni psicoanalitiche di labirinti freudiani o junghiani. Di queste, certamente, da Lui sentiremo “spiegazioni” non sempre “razionali” e/o condivisibili ma da rispettare, in un campo di sentimenti così difficilmente “spiegabili”!  Non c’è dubbio, pertanto, che con questa pubblicazione Nuzzo Monello apre uno spiraglio – forse indispensabile forse nuovo – nel suo e nostro modo di porci nell’approccio all’Arte, quando ci indica << …un percorso di confronto tra le sensibilità dell’autore e dell’osservatore – egli scrive – affinché il dialogo si traduca in interpretazione autentica del messaggio. Per dirla con C.G. Jung  il “destino” cesserà di logorare le menti solo quando l’inconscio diverrà consapevole. …Una Estetica – conclude – che, per quanto motivata dal proprio intimo benessere psichico-fisico, non lascia spazi per eventuali fraintendimenti speculativi, come in H. Rorschach a testi proiettivi, ma pone e esplicita i ruoli inconsci sensoriali tra autore e  fruitore. >>

   Sottolineando, allora, da parte nostra proprio questi “ruoli inconsci”, è giocoforza chiederci quale “Filosofia” regga o fondi la visione artistica del Nostro, così riluttante, parlando, a farsi “inquadrare” in un qualsiasi Movimento se egli, da Artista del nostro inquieto e tormentato Tempo, proprio nell’approcciarsi all’Arte “ri-conosce” – da S. Freud a C.G. Jung – quel Simbolismo, di cui tutte le sue opere “trasudano” e “parlano”, per “approdare”- alla fine platealmente, con continue “invasioni” nei vari campi delle tante Avanguardie – al puro Astrattismo!

   A prima vista sembra non esserci risposta soddisfacente, se dovessimo “fermarci” – chiudendo l’arte monelliana di oggi o domani – nell’evidente ma logora “definizione” Simbolista-Astrattista o, addirittura, ad un nuovo Neoclassicismo tout-court, come lui stesso – in fondo – non si stanca di sottoscriverci nelle didascalie e nei testi, ricorrendo ai Miti per meglio far comprendere il suo pensiero, così come descritti nelle tantissime pagine illustrate di questa Miscellanea. 

    Ecco perché una sola “categoria” NON esprime appieno le tante “facce” piramidali della sua Arte ove, per esempio, la sua ardita “Trilogia” del  L u t u mC h t o n i a–H y b la ci svela anche il fondamento d’un’altra filosofica visione esistenzialistico-naturalistica2 – che non chiameremo Esistenzialismo né Naturalismo – che, pure, emerge prepotentemente in una nuova forma “neoclassicamente” intesa quando, le stesse immagini che qui  riproduciamo di quella Trilogia, dell’Arca di Cristo e delle tante altre ci rivelano al tempo stesso – e lui lo scrive, dice e svela continuamente – un’incessante ricerca del Bello e della Bellezza nelle più disparate forme espressive verso le quali perennemente egli anela a salire nel superamento della quotidiana “materialità” contingente: un Neoclassico, quindi, non diversamente da tutti gli Artisti del “Bello Ideale” d’ogni tempo che ”in essa” fisicità vedono ed hanno visto l’ostacolo primo da superare, proprio com’era stato – tornando ancora al Poeta – “ …come forma non s’accorda/molte fiate a l’intenzion de l’arte/perch’a risponder la materia è sorda”? (Par.I,127-129) 

Anche, ma non solo, perché in Nuzzo Monello – il Lettore “manzonianamente” se ne è accorto – convergono non una-due-tre-quattro, e via, di “facce” isolatamente prese ed ammirate ma una eclettica FUSIONE anche in apparenza dis-armonica di stili e di filosofie che, della di lui visione filosofico-estetica dell’Arte e della Vita fanno un Artista con la A maiuscola: con tutti i pregi e tutti  gli evidenti “limiti” che noi, distratti osservatori, spesso non intuiamo o comprendiamo appieno ! Meglio così, non vi pare?

 

   Avviandoci alla “forzata” chiusura, in questa sede, della prima parte in cui il volume illustra e spiega molto meglio quanto sopra detto, la seconda parte di esso – sulla cui analisi estetica ci asteniamo perché non competenti sul piano della critica storica – svolge un …ritorno all’antico amore, fra i tanti, della “giovinezza” artistica di Nuzzo Monello pittore: l’occasione gli è data, quasi inconsciamente (e …ci risiamo?) dall’incompiuta tela con un ritratto abbozzato del figlio Paolo nel 1988, la cui piccola ma commovente “storia” paterna, egli stesso ci narra spiegandola, forse più a sé stesso che al Lettore in questi termini:  << Paolo aveva 11 anni nel 1988 quando iniziai a tracciare questo dipinto da lui tanto desiderato. L’incertezza interruppe la mia mano e in seguito gli impegni m’impedirono di completarlo. Conservai la tela assieme a tutte le mie attrezzature. Nella mente però non smise mai la volontà di impormi il completamento del ritratto. Solo ora a distanza di 30 anni dal primo segno ho potuto completarlo. Era il 4 gennaio del corrente anno, vedere nei suoi occhi la luce del compiacimento e dell’assolvimento di una promessa mi ha reso quest’opera la più sentimentale tra tutte quelle che nella mia memoria vagano dandomi forza, respiro e propositi per proseguire nell’espressione d’Arte, quasi ad illudermi di possedere una seconda giovinezza.>> (pag. 144)

   Una “seconda giovinezza” che ci porta all’intervista ed al video in cui, nel CD allegato al volume, l’Artista spiega il perché misterioso ma non troppo del suo “ritorno” ad uno fra i più importanti primi “Amori”: la Pittura, certo, ma con una sì prorompente vitalità, padronanza del mezzo espressivo e un sentimento della tragedia quotidiana del nostro vivere in un tempo di poveri “Migranti” davanti a quel Mare nostrum Mediterraneo che coinvolge l’osservatore per quei sì vividi e forti colori che donano alla sua tela l’immediata sensazione della gioia “sofferta” con cui egli dipinge, sogna o…piange!

   Ma su questa nostra estemporanea suggestione, è meglio lasciar spazio al gusto ed al cuore dei Lettori che vorranno cimentarsi nell’opera e nella vita di un grande ECLETTICO ARTISTA: categoria Classica? Sì, perché nel caso di Nuzzo Monello cadono tutti gli ” …ismi” che, pure, lui ha assorbito nel vortice d’una attività artistica sempre più quotidianamente impregnata dall’attualità socio-politica o storica del momento e di quella di tutta una Vita culturalmente in prima linea anche, e soprattutto, come Uomo, Docente e Dirigente scolastico! Onore al merito, dunque? Certo, se “merito” significa frutto d’un’Arte fatta di sogni sì ma, prima di tutto, d’impegno ed esemplare dedizione al proprio dovere sociale e culturale!

                             Asti, 12 Gennaio 2019   Biagio Iacono

 

 

 

 

 

 

 

NOTE AL TESTO:

(1)Null’altro, infine,  da  ricordare  di  questo  Artista  e  Studioso,  se   non   ribadire   e   riassociare l’immagine  di  Nuzzo  Monello  all’omerico-dantesca  straordinaria  figura dell’Uom di multiforme ingegno che, non  è detto, come un novello Ulisse dei nostri giorni – dopo quella di Fotografo, Pittore e Ceramista – con questa voluminosa Antologia scientifico-archeologica, sgorgata dalle  di  lui  ataviche  radici  in  Sant’Elia  degli  Iblei, che  non  si  sia  spinto  molto  al  di  là  delle  usuali  sue  colonne d’Ercole oltre  le quali   mai   avrebbe dato “ali” al  “folle  volo”  di  questo  meraviglioso  volume  se,  pervenuto   ad   una   tale   ”maturità   di scienza e coscienza”, egli non ci abbia voluto finalmente mostrare e dimostrare un’altra “dimensione” o “faccia” del suo più profondo Essere: la quarta, cioè quella dello Scienziato che s’avventura senza tema in un mare così “aperto”, come quello naturalistico-archeologico, ben certo che nessun naufragio lo potrà mai sommergere!  Ma, di questo mio beneaugurante auspicio, lascio ai Lettori – che su queste pagine vorranno riflettere – ogni ulteriore giudizio, convinto come sono che Nuzzo Monello, dei famosi versi “Fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza” ne ha fatto sempre tesoro per sé e, nelle sue opere, anche per noi: e di questo, pertanto, gliene siamo grati di tutto ( Vedi, in ANTOLOGIA di Nuzzo Monello, la conclusione della mia Biografia alle pagine 11/14 )

  • (2) – << Nel tempo… in cui gli scienziati (biochimici) – scrive Nuzzo Monello a pag. 23 – si interrogano sull’importanza che l’argilla potrebbe avere avuto sull’origine della vita sulla terra, a Hybla Mayor ~ Sant’Elia nel territorio di Avola prende l’avvio la produzione di sculture, creazioni che si erigono dal ‘fango’ con salvacondotto una impronta della natura per consolidarsi in argille, terrecotte o L’idea dell’opera si compone di tre aspetti simbolici rappresentati in tre sculture: 1° – Lutum~ fango – argilla/ 2° – Chtonia ~ sacra madre terra/3° – Hybla ~ Hybla Mayor l’attuale città di Avola. Le sculture in ciò assumono valore di unicità filosofica della vita sulla terra che, ancorché designata come “pagana” trova tracce dello “hieros gamos”, unione tra terra e sole, in tutte le mitologie.  Soltanto dopo la loro unione il cui frutto primordiale presenta la “fertilità” in senso   pieno,  appaiono  i miti che introducono la nascita dell’Adamo e dell’Eva. Sicché  l’Eva  diviene la fecondatrice e l’Adamo il fecondatore,  entrambi  non  generati  ma  “creati”  dal  fango  sono  posti   nell’idilliaco “paradiso terrestre”: Talamo utopico, dove tutto il “creato” si rigenera ad esclusione dell’uomo che è inconsapevole delle sue potenzialità   generative. Ma, come la terra richiama l’unione con il sole così Eva richiama l’unione con Adamo, dando  alla loro esistenza valore pragmatico attraverso l’azione ricreativa di ogni “generazione e  creazione”. L’Uomo da “creato” diviene creatore ed ogni sua azione “prassi” diviene  caotica poiché è il responsabile di ciò che “crea”, agisce direttamente sulla realtà che non conosce e sulle “verità” imperscrutabili della “creazione” di cui esso stesso è parte. Dalla  sua  opera  prende  avvio  la  “ricerca”  della  verità,  della  conoscenza,  del  sapere.  Lascia “segni” ovunque, invoca aiuto alla terra e al cielo nel cui silenzio scruta le variazioni celesti e le loro influenze sulla terra ove “solo”, ora “crede” si conforta e si china alla scoperta dei molteplici aspetti della bellezza, fautrice dell’ordine e armonia   cosmica. Così come l’uomo non può discutere con chi lo ha plasmato se non ascoltarne il “silenzio”, e non può essere stimato più del suo “creatore”, così la sua opera rimarrà incompleta ai suoi occhi e velata alla comprensione degli  altri,  nutrendo  con  la  sua  “arte” il  significato contenuto nell’opera e servendosi del “simbolo” la carica di affettività e   dinamismo. Propone un piano di conoscenza diverso dall’evidenza razionale, realizza la capacità di dire ciò che diversamente non può essere detto in quel momento, in  quella  circostanza  in  quel  contesto, ma piuttosto ricorrentemente decifrato nel “significato”. L’utilizzo della materia più umile, il fango o l’argilla “che si trova nel suolo”, della quale potremmo anche noi essere sostanza,  esalta  l’artista  e  lo  pone  con  la  realizzazione  dell’opera tra  materia  e  spirito,  bello ed opinione, povertà e ricchezza, coscienza ed essere, tra tutto e il  nulla. L’arte dunque non è emblema, attributo, allegoria, è significazione.

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Sogni e Storie d’Artista

“L’ARTE  FRA  LE  MANI” di NUZZO  MONELLO

SCULTURE (Luci nelle Ombre) ed OLI spatola (Calore del Colore)

Sicula Editrice-Netum, pagg.178, Noto, 2018, Edizione Italiano/Inglese fuori Commercio

NOTA BENE: Il suddetto volume, al di là dei numerosi testi dell’autore Nuzzo Monello, contiene i contributi critici di Zena Roncada, M° Mario Salvo, Corrada Spataro, Francesco Nacci, Corrado Celeste, Venerando Monello, Vincenzo Rosana e Biagio Iacono.

La documentazione fotografica dell’opera è di Carmelo Provina photographer – 2018 –  La prevalente traduzione in Inglese è del prof. Corrado Leanti e, in parte, della dott.ssa Laura PizzoLo scatto di copertina e gli altri delle pagine 7 e 58 sono di Giuseppe Costanzo Zammataro.   

Di Nuzzo Monello hanno parlato:

Alliata Vittoria – Scrittrice – Giornalista – Traduttrice / Burgaretta Sebastiano – Professore – Scrittore / Caddemi Corrado – Giornalista / Celeste Corrado – Pedagogista / Corrente Enza – Pedagogista – Scrittrice / Dell’Arte Rosario – Professore – Giornalista / Fortuna Angelo – Preside – Giornalista – Scrittore / Iacono Biagio – Professore – Giornalista – Editore / Lucchesi Angelo – Preside – Saggista / Malandrino Giuseppe – Giornalista / Minissale Pietro – Dipart.nto di Scienze Biologiche, Geologiche ed Ambientali, sezione di Biologia Vegetale, UNICT / Mirmina Gaetano – Giornalista / Monello Venerando – Avvocato / Monieri Sebastiano – Professore – Architetto – Editore / Nacci Francesco – Direttore Scientifico “Orizzonti Pedagogici” Scuole in rete, Suppl.nto di “Scuola in formazione”, in collaborazione con UNIStudi della Telematica “Guglielmo Marconi”, UNISalerno, UNIBasilicata, Ist.ni Scol.che SGE FORM s.r.l. / Roncada Zena – Prof.ssa – Scrittrice – Autrice libri di testo Ed.ce – SEI / Rosana Vincenzo – Giornalista /  Rossitto Mario – Poeta / Sabella Giorgio – Consigliere Regionale Ente Fauna Siciliana Dipart.nto di Scienze Biologiche, Geologiche ed Ambientali, sezione di Biologia Animale,UNICT / Salvo Mario – M° Internazionale Spatola Stratificata – Critico d’Arte / Sgarbi Vittorio – Critico d’Arte – Scrittore / Spataro Corrada – Prof.ssa – Scrittrice / Tagliaferro Benito – Insegnante -Giornalista.

GUIDO MIANO EDITORE: TRE RECENTI NOVITA’.

GUIDO MIANO EDITORE: TRE RECENTI NOVITA’.

GUIDO MIANO EDITORE, MILANO: TRE RECENTI NOVITA’.

E’ USCITA  LEVITA’  DEL POETA GIOVANNI SCRIBANO

CON PREFAZIONE DI MICHELE MIANO

L’arte come via di verità per lasciare il proprio messaggio nella caducità e precarietà del nostro vivere terreno. Arte come anelito di vita e giustificazione alla nostra breve esistenza. Arte come strumento che giustifica il significato del nostro esistere. Arte come scrittura, arte come raffigurazione pittorica, ma anche fotografica. In ciò risiede il profondo significato della collana “Parallelismo delle Arti”: una poesia supportata, impreziosita, incastonata, valorizzata da riproduzioni artistiche vive, palpitanti, nel segno della condivisione dei valori imperituri di tutte le arti. Poesia come pittura e pittura come poesia. Ma a cosa serve l’Arte? LEGGI COMUNICATO STAMPA GIOVANNI SCRIBANO, LEVITA’

 “COLLOQUIO D’AMORE” DEL POETA GIOVANNI SCRIBANO

CON PREFAZIONE DI MICHELE MIANO

Pubblicata la silloge di poesia COLLOQUIO D’AMORE, secondo volume dello scrittore GIOVANNI SCRIBANO. edito da GUIDO MIANO EDITORE, novembre 2018, nella prestigiosa Collana PARALLELISMO DELLE ARTI diretta da Michele Miano.

Il sodalizio tra artisti e poeti si è puntualmente ripetuto in vari momenti storici, in cui l’incidenza del messaggio scritto del poeta coagulava gli intenti artistici e l’immagine visiva ne rivelava nel linguaggio formale le più profonde significazioni. Ma fino a che punto la presenza di un testo poetico può incidere sull’atteggiamento di un artista e viceversa, su parallele e concomitanti fonti di ispirazioni ? Se da una parte sono chiari i limiti di concasualità, in quanto ogni artista e poeta rimane fedele a se stesso, dall’altra non si può ignorare quanto la letteratura del passato e contemporanea abbia sollecitato e illuminato le motivazioni di tanta ispirazione artistica. LEGGI TUTTO:COMUNICATO STAMPA SCRIBANO

Analisi ragionata dei saggi critici riguardo

ANDREA CATTANIA a cura di Enzo Concardi

Guido Miano Editore, dicembre 2018, nella Collana Il Cammeo

E’ uscito per i tipi di Guido Miano Editore – Milano il volume monografico Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Andrea Cattania. Gli strumenti di lavoro disponibili nell’ambito della ricerca bibliografica non esauriscono sempre le esigenze di saggisti e storici della letteratura. D’altra parte il rinnovato interesse verso le nuove poetiche, le motivazioni e gli autori d’oggi induce a valutazioni polivalenti, raffronti e analogie. In tal senso i profili bibliografici di questa collana, la cui parte centrale è spesso costituita da un’ampia antologia critica, intendono offrire un contributo allo studio e alla interpretazione estetica di poeti e narratori contemporanei. LEGGI COMUNICATO STAMPA ANDREA CATTANIA

GUIDO MIANO EDITORE – VIA EMANUELE FILIBERTO 12 – 20149 MILANO –
      023451804 – 023451806 – Cell 347.5552140 mianoposta@gmail.com

Natale 2018 in Biblioteca Astense

Natale 2018 in Biblioteca Astense

Sabato 22 dicembre la Biblioteca Astense Giorgio Faletti festeggerà il Natale con iniziative rivolte a tutte le fasce d’età.

I bambini fino a 7 anni sono invitati presso la Bibliobimbi per ascoltare letture natalizie: Rodolfo la Renna e Bernardo l’Orso accompagneranno i piccoli alla scoperta di storie su regali e nevicate. Parteciperà all’evento anche Babbo Natale, in carne e ossa! Tutti i bambini sono invitati per festeggiare insieme. L’evento, che fa parte del ricco calendario di incontri del Progetto Nati per Leggere, si ripeterà due volte, alle 10:30 e alle 11:30. L’ingresso è gratuito, ma la prenotazione è obbligatoria allo 0141/593002. 

Per i ragazzi ci sarà, dalle 9 alle 13, la Bancarella degli Acchiappalibri, con libri usati per bambini e ragazzi, accanto alla consueta Bancarella mensile dedicata agli adulti, dove si potranno acquistare libri usati in ottimo stato a costi minimi (da 1 a 5 euro). La Bancarella sarà gestita dagli Acchiappalibri, gruppo di lettura composto da ragazzi dagli 11 ai 16 anni che si ritrovano in Biblioteca per chiacchierare di libri e condividere la propria passione per la lettura.Il ricavato consentirà l’acquisto di nuovi libri e la realizzazione di iniziative dedicate ai ragazzi.

Per gli adulti, infine, torna il Mercatino mensile dei libri, per l’occasione accresciuto e arricchito. Sempre dalle 9 alle 13 sarà possibile acquistare volumi di ogni genere a prezzi convenienti.

Ricordiamo lo slogan dell’iniziativa: “Compra un libro usato per te! Aiuterai la Biblioteca ad acquistare libri nuovi per tutti”.

“Qualcosa che s’impara”: un libro di Gian Luca Favetto ad Asti.

“Qualcosa che s’impara”: un libro di Gian Luca Favetto ad Asti.

Qualcosa che s’impara“: un libro di Gian Luca Favetto ad Asti.

Martedì 18 dicembre alle 18,30 allo Spazio Kor di Asti, in piazza San Giuseppe, si terrà la presentazione del libro di Gian Luca Favetto “Qualcosa che s’impara” (NNE editore). L’autore interroga e si interroga sul tema del “Perdono”. Per farlo, avanza in una foresta di domande, alla ricerca di ciò che nasconde e svela questa parola antica, così mobile e difficile da afferrare. Nel suo errare, trova la colpa, il dono, la poesia. E, ancor prima, il grande rito del teatro, che dal sangue di Macbeth ci conduce alla magica leggerezza di Prospero. Di pagina in pagina, di ricordo in sogno, di eroe in eroe, l’uomo-scrittore, accompagnato dalle sue ombre, tesse un cammino prezioso, che unisce punti lontani, sospesi tra letteratura e vita, e prova a perdonare se stesso e gli altri.

Parla con Cervantes e con Fitzgerald, attraversa il ponte di Mostar e quello di Brooklyn, cerca la Gerusalemme di Pasolini nei sassi di Matera, si immerge nella ferita dell’indifferenza. Ripara ricordi, sentimenti, sensazioni. E tiene insieme il tempo, le generazioni, i continenti. Le parole tornano a casa sotto forma di gesti e di respiro, e si fanno carne, per dimorare finalmente tra noi. Così, il perdono è qualcosa che si impara, perché trasforma il dolore in una storia.

Gian Luca Favetto, scrittore, poeta e giornalista, vive a Torino e collabora con La Repubblica e Radio Rai. Tra i suoi libri recenti: Se dico radici dico storie (Laterza), La vita non fa rumore (Mondadori) e Il giorno perduto (66thand2nd, con Anthony Cartwright). Per NNE ha curato la serie ViceVersa e scritto Premessa per un addio.

A dialogare con l’autore allo Spazio Kor ci sarà Gianluigi Porro.

Ingresso libero.

“IL PROVVIDO CIELO” di OTTORINO PENDENZA

“Il provvido cielo ”

l’ultima fatica letteraria del poeta Ottorino Pendenza

edito da Guido Miano Editore, Milano.

Milano, ottobre 2018 – È di recente uscito per i tipi di Guido Miano Editore – Milano, l’ultima raccolta di liriche dell’autore Ottorino Pendenza “Il provvido cielo” nella prestigiosa collana Poesia elegiaca dei Maestri Italiani dal ‘900 ad oggi. Tra i meriti di questa raccolta di liriche non si può escludere certamente il richiamo, che risulta evidente, delle ombre più o meno inusitate dell’essere: “La sorte, spesso inopinata , sfalda/ i tuoi sogni dorati e solo resta/ in te l’amaro anelito di ieri..” (Briciole di cielo).

Il poeta ricorda nello stesso componimento: “Oltre le oscure nuvole risplende / propizio il sole e tacito riscalda..”. E suggerisce al lettore con umana solidarietà: “Raccogli intanto, provvido, nel cuore/ come dall’alto, manna prediletta, /stillante ambrosia, briciole di cielo”. Ma è nel colloquio con Dio, che il poeta esprime il bisogno di una confessione interiore per cui non rimpiange nulla del passato e chiede il perdono per gli errori commessi. Significativa è la lirica Perdonami, Signore che ne rivela l’autentica voce della fede: “… Perdonami, Signore /se spesso /ho scrollato da me / il giogo soave / della Tua volontà,/ che m’imponeva / una sola scelta…”. Poesia che si rivela un atto di fede e che la si può tranquillamente accostare ad alcuni autori pubblicati da questa Casa Editrice negli anni Cinquanta quali ad esempio David Maria Turoldo e Amato Cini, sacerdoti poeti e che avevano plasmato la propria vita e la propria ispirazione letteraria nel segno della fede più autentica per cui anche la poesia di Ottorino Pendenza è pervasa da una religiosità di fondo, uno slancio verso l’assoluto che la rende sempre fresca e attuale. Una poesia, che induce alla riflessione a scavare nei meandri della coscienza, che è poi una àncora di salvezza in un mondo così superficiale e banale, come quello dei tempi d’oggi, cibernetico e popolato da tanti istrioni improvvisati.

L’AUTORE. Ottorino Pendenza ha ottenuto lusinghieri riscontri critici e ha pubblicato con Guido Miano Editore il volume monografico: Antologia (2012). La sua attività letteraria è trattata anche nella Seconda edizione del IV tomo dell’opera “Contributi per la Storia della Letteratura italiana. Il secondo Novecento” (2015) e in “Poeti Scelti di livello europeo ” (2012) edite da Guido Miano Editore Milano nella Collana Grandi Opere Letterarie.

Ottorino Pendenza Il Provvido Cielo, poesia,

Collana Poesia Elegiaca dei Maestri italiani dal ‘900 ad oggi

Guido Miano Editore – Milano, pag 70, 2018, euro 16,00

GUIDO MIANO EDITORE – UFFICIO STAMPA 023451804 –

023451806 Cell 347.5552140 mianoposta@gmail.com

”IL RISORGIMENTO NELL’ASTIGIANO, NEL MONFERRATO E NELLE LANGHE“

Un’opera che onora il Piemonte e l’Italia:

IL RISORGIMENTO NELL’ASTIGIANO,

NEL MONFERRATO E NELLE LANGHE

di Biagio Iacono

Una rilettura testuale della recensione che il ns. Direttore dedicò, sulle pagine di questo giornale il 10 Febbraio 2012,  allo splendido volume con cui la Fondazione C.R.ASTI e la relativa Banca hanno onorato la Storia, l’Arte e la Cultura d’un  Territorio, meritatamente oggi inserito a pieno titolo nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

  NOTA BENE: ASTI, 10.02.2012 – Non so  se “Innamorarsi a Milano” sia ancora  oggi di moda, come la canzone dei miei giovanili anni Sessanta del Novecento quando – studentello alla Bocconi – mi perdevo nelle nebbie dei  suoi viali, nelle misteriose oscure navate del suo Duomo non allora restaurate, oppure fra le mille guglie di quell’alta terrazza – sotto la Madonnina – sognando fantasticamente in versi altrettante “…braccia infinite in preghiera”: da quel tempo, il Nord per me è sempre  stato Milano!

   Eppure, non avrei mai sospettato che – a più di mezzo secolo – mi sarei potuto di nuovo, artisticamente, “innamorare” d’una delle tante “solo per me” anonime  città del Nord come Asti dove, per felici coincidenze, mi trovo a far da spola fra la mia Noto di Sicilia e l’Astigiano del Piemonte, proprio come un turista che, tuttavia, al “caso” concede solo una sua consolidata “Lettura delle Pietre”, delle quali anche Asti gode superbamente da almeno due millenni, mentre la mia cittàquella Antica – dopo il  devastante terremoto del 1693 in Val di Noto– giace quasi ancora come nel 1894 la definì il milanese Carlo Airaghi: “Una Pompei medioevale”!

   Ma le “Pietre” da sole non  bastano alla Storia, all’Arte ed alla Cultura d’un qualsiasi Territorio se esso – al di là dei suoi Beni Artistici, Culturali e Naturali in genere – non producesse anche una florida Economia sul piano sociale:  ed è per questo che gli studi e le ricerche sulle tradizioni di Asti e dell’Astigiano – in senso lato – hanno ben superato i confini regionali, evidenziando l’indiscusso “valore” di quei Beni a fondamento dell’aspirazione ad una “dignità” internazionale – come quella  dell’inserimento a pieno titolo” delle Langhe-Roero e Monferrato nella World Heritage o Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco (oggi 2018 ben ottenuta N.d.D.) – e, pertanto, anche grazie ai diversi  volumi sulle straordinarie fonti storico-documentali dell’Astigiano, finalmente è stato possibile avanzare la suddetta legittima e meritoria “candidatura”.  

   Edito congiuntamente dalla Fondazione e relativa Banca Cassa di  Risparmio di Asti, lo splendido libro-strenna dal titolo “Il Risorgimento nell’Astigiano, nel Monferrato e nelle Langhe” è uno di quei testi, tanto preziosi quanto necessari a cui mi riferisco, perché  svelano i capisaldi strutturali della “Civiltà” non solo di Asti-città ma dell’intero suo Comprensorio, il  quale così “ri-trova tutto sé stesso” nelle pagine di quest’opera, ricchissima di quegli studi che, tra fine Settecento con l’arrivo  di Napoleone ed il primo Ottocento piemontese, sono fondamentali per capire come e quanto “Amor patrio” si debba “ri-conoscere” all’Astigiano nell’arduo cammino verso il compimento dell’Unità nazionale. In questo libro, al di là dell’ottimo formato e della pregevole qualità  editoriale fatta anche d’un apparato iconografico magistralmente elaborato in moltissime illustrazioni e precise didascalie, una rapida occhiata al Sommario ed alle brevi Note biografiche degli illustri 39 Autori fa emergere l’impressione che non d’una superficiale lettura ma d’un  puntuale studio sull’Astigiano esso  meriti, accompagnato dal “timore e  tremore” reverenziali che si provano quando, d’un Territorio sconosciuto, si sfoglia un’armonico-poliedrica piccola“enciclopedia storico-letteraria” profondamente incuneata sul solco delle migliori tradizioni antropologico-folcloristico-scientifiche. Suddiviso in sei  capitoli che tratteggiano tutto l’arco risorgimentale, e scritti da riconosciuti “Maestri” in materia, “Il Risorgimento  nell’Astigiano, nel Monferrato e nelle Langhe” s’apre con altrettanti sobrie eppur ampie chiarissime sintesi sui seguenti periodi:

1) – “Il Triennio rivoluzionario (1796-1799)”;  2) – “Dal Consolato all’Impero  (1800-1814)”;   3) – “ La  Restaurazione (1814-1830)”;   4 – “L’età carloalbertina  (1831-1849);  5) – “Il periodo cavouriano e l’Unità  d’Italia (1850-1861);  6) – “L’età del  ricordo e della celebrazione “. 

   Tutti i capitoli chiudono con pagine antologiche che raccolgono, storicamente, altrettante schede o notizie bio-bliografiche sui “Personaggi“ del relativo periodo; i quali, tuttavia, per la maggior parte meriterebbero d’esser meglio definiti vere e proprie “Personalità”: così, almeno, a chi scrive sono sembrati quei Protagonisti del  Risorgimento Astigiano qui  celebrati, grazie all’ideazione ed all’iniziativa del prof. Ottavio Coffano, mentre la cura, la ricerca e la coordinazione fra gli Autori è stata molto ben diretta dal prof.  Silvano Montaldo. Nessuna “captatio benevolentiae”– sia chiaro – da parte di chi scrive, né servile adulazione, ma il “rispettoso  omaggio” all’ingegno d’una squadra d’eccellenti Studiosi, se – come ultimo fra i  Lettori – ritengo doveroso un “ottimo” complessivo giudizio di merito su  quest’opera: che certamente onora non solo il Piemonte ma tutta l’Italia, specie quella del 150° Anniversario dell’Unità  Nazionale, alla di cui celebrazione è stata principalmente dedicata con  riconoscente patriottica preveggenza – perché già stampata nel novembre 2010 – quasi ad onta di coloro che, non furon pochi, da lì a poco avrebbero voluto  boicottare una ricorrenza così significativa del nostro “essere” Italiani! 

   Infatti, non a caso, i benevoli promo-editori di questo libro-strenna – il dott. Aldo Pia ed il dott. Michele Maggiora, rispettivamente Presidente della Banca Cassa di Risparmio di Asti  e della relativa Fondazione – sottolineano in premessa l’importanza dell’iniziativa, avendo essi fatto chiamare, quasi a raccolta, le migliori firme che da  decenni campeggiano nella Cultura astigiana, e se in piena consapevolezza  scrivono, il dott. Aldo Pia, che “ …Il  2011 è il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Questo libro vuole essere il nostro contributo non effimero alle celebrazioni, un contenitore di saperi e di  memorie, un racconto da trasmettere alle future generazioni… Le vicende  risorgimentali sono viste, per così dire, dal basso, da una realtà decentrata,  quella di Asti e dei territori compresi tra Alba e Casale. E’ un’operazione che  rimette in luce la storia della nostra città e delle nostre genti, il retaggio  morale e culturale che accomuna. La storia condivisa, riconosciuta come valore  collettivo, è il potente collante che tiene insieme popoli e nazioni, quello che  ci rende partecipi d’un destino comune.”Mentre il Presidente della Fondazione, dott. Michele Maggiora, proseguendo sul medesimo solco sottolinea l’importanza del volume che “…non sarà certo l’ultimo, di una collana di testi che hanno via via approfondito la conoscenza della città, dell’area su cui è insediata, delle tradizioni, dei depositi artistici, in  definitiva della cultura del nostro territorio.” E, dopo aver ricordato il  2011 del suddetto 150°, prosegue dicendo: “ Ancor più significativa, oggi, è la riscoperta negli eventi e nei personaggi  astigiani, illustrati dalle pagine e che ci vengono restituiti vivi e presenti,  del sogno, dello spirito che fece l’Italia. … Riemergono dall’oblìo i nostri  antenati, buoni piemontesi, sobri ma determinati, capaci di darsi un compito e  portarlo a termine. Sono un esempio per tutti noi: poche parole, quelle  necessarie, tanto lavoro e non perdere mai di vista l’obiettivo. Fino a  raggiungerlo. Speriamo tutti insieme di saper dare un simile esempio a chi verrà  dopo di noi.” L’augurio  speranzoso di “ saper dare“ un esempio simile a quello dei Padri che dal Risorgimento all’Unità  vi hanno preceduti, caro Presidente Maggiora, è da molti decenni sotto gli occhi  compiaciuti dei vs. Concittadini in gran parte vs. Utenti – come constato quando  mi muovo in città da “turista-giornalista” – tanto è vero che la C. R.  di Asti e la sua Fondazione  godono di una indiscussa e prestigiosa presenza mentre, senza dubbio, costituiscono la vera trama  fondante la struttura dell’Astigiano d’oggi, essendo quasi sempre presenti ed attiva nelle più diverse  stratificazioni socio-economico-culturali di esso.

  Dato anche a Cesare il dovuto  riconoscimento, torniamo al libro in questione, di cui possiamo solo dar qualche  rapido cenno, iniziando dal primo capitolo che s’apre sul Triennio rivoluzionario del 1796-99 e  sulle prime insorgenze degli episodi di Alba ed Asti, di cui vengono analizzati i moti repubblicani e  giacobini nelle Langhe e nel Monferrato attraverso le fasi della Repubblica Astese, con le coccarde e l’Albero della Libertà” elevato anche  a Casale Monferrato e, di volta in volta, col ricordo dei tanti altri alberi-simbolo abbattuti o rialzati a  seconda del vincitore di turno. Il Triennio si chiude con la vicenda e foto della lapide rievocativa dei  Repubblicani astigiani, sita nel 1909 in Piazza della Libertà ad Asti, e con  le pagine antologiche di Renato Bordone e Silvano Montaldo sulla Famiglia Gambini, tratte da una loro precedente pubblicazione. Coi suddetti Bordone e Montaldo,  altri autori di questo primo capitolo sono:  Dino Carpanetto, Pierangelo Gentile, Ezio Claudio Pia, Nicoletta Calapà, Rosanna  Caramiello, Germana Mazza e Andrea Rocco. 

 Il secondo capitolo “Dal Consolato all’Impero   (1800-1814)” tratta delle dirette conseguenze – positive e negative – che ebbe sul Piemonte e sull’Astigiano la politica  francese in Italia. Interessanti sono le analisi o le tante e varie pagine sulla nuova amministrazione nel territorio conquistato, sulla nascente propensione al  culto della personalità di Napoleone anche a Casale Monferrato, sull’affermarsi  delle Comunità Ebraiche, sull’ascesa della famiglia Asinari di San Marzano fra  politica e viticultura, nonché quelle sulla nascita delle prime Logge massoniche ad Asti, Alba, Acqui  e Casale Monferrato. Oltre a diversi degli Autori sopra citati, che non  ripetiamo perché più volte ricorrono, in queste pagine troviamo i nomi di  Luciano Allegra, Franco Correggia, Paola  Gullino e Marco Novarino.  Anche questo capitolo, come detto, illustra l’opera e la personalità di  personaggi del periodo, come Carlo Luigi di Castell’Alfero, Ferdinando  Dal Pozzo di Castellino e San Vincenzo, Giovanni Secondo De Canis, Francesco Morelli d’Aramengo e Giuseppe Vernazza: pagine scritte come sopra detto, a  cui s’aggiunge il nome di Donatella Gnetti.   “ La Restaurazione “del 1814-1830 occupa il terzo capitolo  col ritorno dei Savoia, i moti del 1821 ed i relativi compromessi fra patrioti, editori, cospiratori, poeti ed esuli. L’azione di Carlo Felice al castello di  Govone e di Cesare Balbo al castello di Camerano sono evidenziate quasi ad  introdurci anche sulle trasformazioni agronomiche del paesaggio rurale già da  quegli anni, mentre la pomologia astigiana di Giorgio Gallesio e la nascita del progetto del parco di San Martino Alfieri completano le innovative caratteristiche di quel primo  Ottocento. Altri Autori di queste pagine sono Walter Boggione, Federica Larcher,  Carlo Tosco,  Alessandro Roversi,  Elena Accati, Agnese Fornaris, Carla Forno, Mauro Forno, mentre i personaggi illustrati con magistrale perizia sono quelli di Cesare Alfieri di Sostegno, Carlo Giuseppe Luigi Bertero, Giuseppe Maria Bonzanigo, Carlo Giuseppe Cerutti di Castiglione Falletto, Antonino Faà di Bruno, Carlo Lessona, Giovanni Batista  Scapaccino e Carlo Vidua.

   Anche il quarto capitolo – come tutti gli altri – è magistralmente aperto da  Silvano Montaldo su “L’età carloalbertina”del 1831-1849 col risveglio delle città e la relativa primavera dei popoli.  ”Il  15 giugno 1831 –scrive Montaldo – quando il trentaduenne Carlo Alberto, da pochi mesi re di Sardegna, in viaggio verso Genova passò per Asti, ad  accoglierlo fu l’avvocato cinquantunenne Giuseppe Valpreda, da poco più d’un  anno sindaco della città.”        I due – sottolinea Montaldo – avevano in comune  un discusso “precedente” nei moti del 1821: l’allora principe per il tentativo  velleitario d’una mediazione fra cospiratori e re, il Valpreda perché era stato da pochi giorni nominato sindaco della città dalla Giunta rivoluzionaria. Segue  una sintesi degli avvenimenti astigiani e dei suoi “gattopardeschi” protagonisti  con la storia delle classi dirigenti “…raccontata  anche dai luoghi deputati a rappresentarne il prestigio…” come il Teatro del Trincotto “… costruito nel 1737che nel 1740 fu ceduto in gestione ad una  società di nobili, di cui faceva parte il conte Antonio Amedeo Alfieri, padre di  Vittorio.” Ma le tensioni fra nobili  e borghesi si ripercossero “…anche  all’organizzazione delle rappresentazioni teatrali…” per cui,“…il primo, vero teatro d’Asti fu aperto  senza più distinzioni cetuali, secondo una moderna mentalità imprenditoriale…” nel primo Ottocento. “La storia del  teatro quale luogo-simbolo della cultura e della circolazione delle élites non  finì a quell’epoca …” – prosegue Montaldo– anche se per alcuni quelli furono gli anni”…della miseria culturale di Asti,  oppressa dalla cappa di piombo calata  sull’intero regno con la repressione dei moti del 1821.” E ci fermiamo solo a brevi citazioni sull’importanza del teatro come  fattore di elevazione sociale per cogliere il “taglio” di tutta questa opera che  abbraccia le  poliedriche e  multiformi “facce” di Asti, ove nella prima metà di quel secolo erano già stati  pubblicati un centinaio di libri, dei quali il 40% era apparso entro il 1814.

   Fra le tante novità di quel tempo, piace ricordare la nascita della Cassa  di Risparmio e di Previdenza della Provincia di Asti nel 1842“…che vide il diffondersi – scrive  Montaldo – di iniziative sorte da quello spirito di  unione tra gli individui a cui i teorici della società borghese ascrivevano le  sorti del progresso civile. Per l’Astigiano fu un evento importante, sia in  prospettiva futura, dal momento che la banca divenne presto il secondo istituto fra le Casse di Risparmio piemontesi, sia perché rafforzava il processo di  amalgama della classe dirigente locale, che superando le antiche divisioni  trovava nuovi modi di collaborare e guidare la società … L’obiettivo era quello di  aiutare i ceti subalterni educandoli a quei valori borghesi utilitaristici, che  erano ormai individuati come il miglior strumento per combattere il pauperismo e  stimolare il progresso civile. ” Non c’è dubbio che al risveglio della società astigiana d’allora  contribuirono le iniziative dell’amministrazione comunale le cui attività – spiega Montaldo – furono rilanciate dal sindaco Giuseppe Valpreda in poi con, a seguire – aggiungiamo noi sino ai nostri giorni – tutta una  serie di sindaci od amministratori in prima fila negli investimenti in opere d’interesse generale. E, tuttavia, l’epoca  carloalbertina non avrebbe mai potuto realizzare quel progresso cui tendevano le classi dirigenti più aperte, perché tutta stretta all’interno d’una monarchia pur sempre assoluta, per quanto si proclamasse riformista ed illuminata! Infatti  l’elezione di Pio IX nel 1846, i tentativi di riforme nello Stato pontificio e nel Granducato di Toscana influirono al  risveglio della società astigiana, che nel 1847 diede vita all’apertura dell’Asilo infantile e del Gabinetto di lettura e partecipò anche alle delusioni seguite alla rivoluzione dell’inizio 1848 in Sicilia ed a quelle del 1848/49 in Italia ed Europa.  Altre pagine – sempre interessanti – sono dedicate al mecenatismo a  Casale nel primo Ottocento, a Carlo Alberto, a Camillo Cavour sindaco e vitivinicoltore a Grinzane, ad Ottavio Falletti e Giulia Colbert con le sperimentazioni in campo enologico a Barolo, ai conti Cotti di  Ceres per il Parco della Tenuta di Valdeperno, alle Terme carloalbertine di Acqui. I relativi personaggi di quel tempo qui ricordati sono Angelo Brofferio, Luigi Canina, Giuseppe Maria De Rolandis, Carlo Marenco, i Montiglio,  Faustina Rero di Cortanza, Ascanio Sobreroe  Carlo Evasio Soliva. Altri Autori di  questo capitolo e qui non ancora citati sono Maria Paola Soffiantino, Adriano Viarengo, Vincenzo Gerbi, Marco Devecchi, Alessandro Martini e Marco Ciardi.

  Il quinto capitolo su “Il periodo cavouriano e l’Unità d’Italia (1850-1861) è altrettanto avvincente come gli altri, specie nell’introduzione storica  al periodo fatta – come su detto – dall’esemplare nota storico-letteraria del prof. Silvano Montaldo sulle trasformazioni di quel decennio straordinario che  vide – per es. – il 5 novembre 1849 il  primo treno giungere in Asti, cambiando così l’economia e la vita stessa degli  abitanti se pensiamo che per Torino una vettura di posta prima impiegava sette-otto ore mentre con la ferrovia bastava poco più di un’ora e mezza. La sconfitta della primavera dei  popoli a favore dell’Austria in Italia ed Europa, tuttavia, consolidava la  pace mentre la Francia s’avviava  all’impero di Luigi Napoleone: il Piemonte sabaudo però, al di là di tutte le  delusioni, “…rimase l’unico stato – dice Montaldo – a conservare in Italia  una costituzione e leggi che garantivano quelle libertà di pensiero, culto, rappresentanza politica per le quali, dal 1789 in poi, tanto sangue era stato versato.” Finite nel 1849 le cosiddette rivoluzioni borghesi, al movimento dei lavoratori e dei  partiti marxisti si contrappose l’accordo fra tra le monarchie e il notabilato col compromesso tra vecchie e nuove classi dirigenti. Vittorio Emanuele II – prosegue Montaldo – fu l’unico principe  italiano a comprendere che la spinta del movimento nazionale era inarrestabile,  e che pertanto era necessario trovare un accordo con esso per non venire  spodestato. Fu questa una scelta fondamentale, dopo quella di preservare la costituzione concessa malvolentieri dal padre, che pose un’ipoteca sabauda sulla  soluzione della crisi italiana…” che si compì nel 1861 con l’unificazione  nazionale “…senza che l’ambiente dell’Astigiano, del Monferrato e delle Langhe subisse grandi trasformazioni.” Trasformazioni che, invece, di quel decennio sul  piano urbanistico, Montaldo  ben  descrive nelle città di Asti ed Alba. Ugualmente, la nascita dell’industria vinicola e di una nova  imprenditoria sono adeguatamente narrate perché complementari alla comprensione del periodo, coi nomi delle storiche Famiglie dai marchi ancor oggi famosi in  tutto il mondo. Seguono le vicende sul teatro sociale di Alba e su quelli di  Asti del secondo Ottocento con tante  curiosità: “ Il Teatro Sociale Alfieri,  dotato di ottima acustica e di un impianto di luce a gas, fu inaugurato il 6  ottobre 1860 con un allestimento del Mosè di Rossini ;la stagione proseguì con Saffo di Pacini e Isabella d’Aragona  del veronese Carlo Pedrotti. Il grande successo della stagione 1864, con Un  ballo in maschera di Verdi e Lucrezia  Borgia di Donizetti si ripeté nel 1865  con il debutto del Barbiere di Siviglia di Rossini e nuovamente l’anno successivo  con Trovatore e Norma.” E ci fermiamo citando in questo capitolo  almeno le schede sulle origini del mutualismo operaio e sulle fortificazioni di  Casale Monferrato nell’Ottocento.

  I personaggi celebrati in questa parte centrale del libro sono Giorgio Brusca,Giovan Battista Arri, Filippo Artico,  Isacco Artom, Bartolomeo Bona, Giovanni Bosco, Ferdinando Bosio, Giusepe Cafasso,  Giuseppe Camisola, Gabriele Capello dettoil Moncalvo, Francesco Cirio, Alerino Como, Giuserppe Govone, Guglielmo Massaja, Filippo Mellana, Luigi Nazari di  Calabiana, Giuseppe Antonio Ottavi, Michelangelo Pittatore, Giuseppe Rossi,  Riccardo Sineo, Marianna Torta Moro Lin e Giovanni Visone. Altri Autori non ancora qui sopra citati sono Patrizia Cirio, Annalisa Dameri,Giuseppe  Banfo, Francesco Trainiello,  Maria  Paola Soffiantino e Franco Contaretti. L’età del ricordo e della celebrazione“ chiude il sesto dei capitoli, in cui abbiamo articolato questa magnifica opera, partendo dai luoghi e dai monumenti del Risorgimento innalzati dopo l’Unità, grazie all’ottima rivisitazione storica e critica di Silvano Montaldo che, dei protagonisti di quell’epopea, evidenzia le luci quanto le ombre, le esaltazioni fuorvianti e/o contraddittorie, ma pur sempre mosse da  un autentico spirito d’amor patrio, ora da una parte ora dall’altra.

    Michelangelo Pittatore: Copia dell’Autoritratto al Comune di Asti.        (foto Beppe Sacchetto,Torino)

   Concluso il Risorgimento con la  presa di Porta Pia del 20 settembre 1870, anche il ricordo di quegli avvenimenti  fu contrastato: per cui – scrive Montaldo –  i sabaudi ”… arrivarono a  raccontare il Risorgimento senza nominare Mazzini e riducendo Garibaldi al ruolo  di esecutore fedele, sia che fossero studiosi più vicini alla sinistra liberale, e quindi determinati a riconoscere i meriti di cospiratori e democratici, coloro che scrissero sulla storia risorgimentale furono mossi da forti  convinzioni ideali, che fecero spesso velo all’obiettività e al rispetto delle  fonti.” Non mancarono, quindi, nell’Astigiano autori di grande spessore come Carlo Leone Grandi, che nel 1850 scrisse “La  storia della Repubblica d’Asti nel 1797” con un “Sommario delle vicende  della città dalle origini ai suoi tempi”, Angelo Brofferio per la  memorialistica, il Gabiani, l’Incisa e, via via, sino a Giuseppe Ottolenghi che “…diede alle stampe le Reminiscenze della propria vita del conte  Ludovico Sauli d’Igliano, uno dei compromessi nei moti del 1821”. Altrettanto – prosegue Montaldo – si può dire per “l’architettura della memoria “ sulle  vicende di Asti e Casale che “…costituiscono due casi significativi nel  panorama della celebrazione risorgimentale, per la quantità dei soggetti  celebrati, la qualità artistica delle opere, la coerenza – poi non sempre  rispettata – con il contesto urbano in cui furono collocate”. Non si  capirebbero, infatti, in queste città le numerose collezioni private divenute  poi musei civici od i reperti di tanti documenti relativi al processo di  unificazione nazionale.

   Impossibile, in questa sede per noi,  analizzare le molte pagine dell’ultima parte dedicate ai tantissimi personaggi  dall’indiscussa personalità, e della cui celebrazione si circonfuse l’epopea  dell’Unità, che vide elevare monumenti e “ritorni” in grande stile: come quello della riscoperta dell’astigiano Vittorio Alfieri, il cui mito  dell’interpretazione romantico-risorgimentale si alimentò dalle tragedie fino  alle tante altre opere in prosa e poesia – basti pensare agli ultimi versi di “Giorno verrà,…” del Misogallo scolpiti sulla lapide di Palazzo Alfieri che s’affaccia su Piazza Cairoli ad Asti – anche se, come ben  nota Carla Forno, dopo la fuga da Parigi, nel soggiorno fiorentino “…il  disinganno subentrato agli entusiasmi rivoluzionari celasse in Alfieri il  rifiuto della storia, per il suo portato di delusione e violenza, di tradimento e sconfitta, mentre si approfondiva il solco fra le istanze libertarie delle sue opere e i processi storici in atto, cioè fra il piano dell’ideale e quello,  inconciliabile, del reale, come testimoniano la Vita e molte pagine dell’Epistolario.” Seguono – nel libro di cui stiamo  parlando – le dettagliate notizie sui monumenti a Vittorio Alfieri ad Asti e  Torino, a Vittorio Emanuele II ad Asti ed Acqui Terme, nonché di quelli più  modesti dedicati a Garibaldi con una lapide ad Asti ed un obelisco a Casale Monferrato: per non dire della lapide commemorativa ai Caduti delle Guerre  d’Indipendenza posta nel 1891 sulla facciata del Palazzo Civico ad  Asti. Ricchissimo, quindi, il “Pantheon” astigiano per “fare gli Italiani” grazie alle virtù civili di uomini e  donne come Camillo Goltieri, Giovanni Bayno, Carlo Leone Grandi, Giovanna  Manfredi, Secondo Boschiero e tanti altri, i cui busti o monumenti in grande  stile ornano piazze e giardini pubblici del vasto comprensorio in parola,  specialmente di Casale Monferrato con le statue in onore di Urbano Rattazzi, Filippo Mellana e Giovanni Lanza, e via via sino a quella di San Giovanni Bosco a Castelnuovo Don Bosco.  Di tutti costoro e d’altri – qui per brevitas  non citati – troviamo ampie sintesi e belle pagine storico-letterarie.

Infine, come non ricordare le diverse  centinaia di fonti archivistico-storico-letterarie ben cronologicamente  inserite, dal 1776 al 2010 nelle sette fittissime pagine della Bibliografia e le  pur telegrafiche Note biografiche dei 39 Autori citati, che ci danno il  senso ed il polso dell’autoritas culturale di cui quest’opera è frutto  davvero magistrale? Volendo concludere questa “carrellata  astigiana”, non possiamo soffermarci alle poche opere qui citate da noi per la Scultura, perché altrettanto deve dirsi per la Pittura e l’Architettura risorgimentali  dell’ultimo Ottocento, dei cui protagonisti segnaliamo le molteplici illustrazioni ed i grandi ritratti a pagina intera, le immagini dei quali  avvincono per l’efficacia della testimonianza ed, al tempo stesso, per la loro  straordinaria bellezza: per tutte qui basterà segnalare il grande “Ritratto  di Giuseppe Garibaldi” di Eleuterio Pagliano del 1866, un olio su tela da  vero capolavoro, esposto al Museo Civico di Casale Monferrato, come a  significativa metafora di tutta quella lunga epopea risorgimentale che dal 1796 in poi, per sommi capi, qui abbiamo potuto solo molto fuggevolmente delineare, ma al precipuo scopo di  far nascere, in quanti più nostri Lettori possibile, il desiderio per lo studio di questo felicissimo libro-strenna che certamente ha raggiunto – per  l’evidente importanza qui evidenziata – l’obiettivo primario di onorare il 150°dell’Unità d’Italia e, soprattutto, documentare scientificamente il contributo  dell’Astigiano e dell’intero Piemonte, nel suo non secondario ruolo al  Risorgimento Nazionale dell’intero comprensorio sino al Monferrato ed alle  Langhe: come quasi a ribadire, rivendicandolo, l’antico motto del “cuique  suum”, pur nell’atavica sobrietà storico-economico-culturale dei  fatti narrati ed illustrati ma nella piena consapevolezza di poter dignitosamente aspirare all’iscrizione (oggi 2018 avvenuta N.d.D) nella Lista UNESCO, proprio per l’immenso tesoro di Storia, Arte, Economia e Cultura che, in tal campo ed a tal meta, non insuperbiscono l’Astigiano ma non lo rendono inferiore a  nessuno degli altri Siti Mondiali già riconosciuti ! E, dantescamente, “…ciò non fia  d’onor poco argomento”.

  Biagio Iacono