“L’ARTE  FRA  LE  MANI” di NUZZO  MONELLO: un’originale “Miscellanea” di Sogni e Storie d’un eclettico Artista.

“L’ARTE  FRA  LE  MANI” di NUZZO  MONELLO: un’originale “Miscellanea” di Sogni e Storie d’un eclettico Artista.

Un’originale Miscellanea di Sogni e Storie d’un eclettico Artista:

“L’ARTE  FRA  LE  MANI” di NUZZO MONELLO

SCULTURE (Luci nelle Ombre) ed OLI spatola (Calore del Colore)

Sicula Editrice-Netum, pagg.178, Noto, 2018, Ed.ne Italiano/Inglese f. com.cio.  

     di  Biagio Iacono

   Diciamolo subito – avvertendo il Lettore – che questo della ns. Sicula Editrice-Netum di Noto(SR) – non è un volume “grande” perché da me accolto in 178 pagine, con traduzione inglese affiancata, formato A/4 di carta patinata con pregevole copertina d’un “lucido” particolare: Miscellanea 2013-2018 è un grande Manifesto dell’Arte e della Vita d’uno straordinario Artista che non è facile “etichettare” negli “…ismi” dell’Otto/Novecento né in alcun altro Movimento se volessimo “inquadrarlo”, per forza, in una nostra o qualsivoglia “categoria” filosofico-estetica, proprio per come spesso  giocoforza giudichiamo! 

APRI cliccando sulle immagini  

   In 46 anni d’attività editoriale, dal 1972, non mi era mai capitato d’affidare “a scatola chiusa” la totale autonomia ad un Autore nella scelta di impaginare e “confezionare” liberamente un ns. libro: anzi, alla massima “L’Autore è il mio…Nemico!” avevo da poco aggiunto quella per cui, chiunque fosse stato l’Autore, dopo avermi consegnato il suo cosiddetto “manoscritto”, si sarebbe dovuto “… fermare davanti alla porta dell’Editore!”  Nulla di tutto questo, invece, col mio Amico e poliedrico Artista, il prof. Nuzzo Monello, per me da sempre dimostratosi un “Grande” in più molteplici aspetti: per la qual cosa non mi scomposi quando, a poco più d’un anno dalla sbalorditiva pubblicazione della sua davvero “grande” e straordinaria Antologia – titolata in greco ἀνϑολογία – egli mi venne ad offrire il manoscritto di L’Arte fra le mani.  Mi trovai così – io sì – “fra le mani” un’altra sua stupefacente espressione d’Arte, frutto di quella profonda Maieutica socratica che, dall’Io più inconscio, a Nuzzo da tempo in seno bruciava: aveva infatti, egli, in quelle prime bozze già “miscelato” un succo immaginifico di “miele narrativo” sul piano estetico-filosofico, ben consapevole del faticoso cammino che ci attendeva nella voluta dis-ordinata presentazione cartacea da realizzare nell’elaborazione “grafico-visibile”, propria d’una edizione come questa di non comune formato. E, tuttavia, non immemore e cosciente delle mie conclusioni in quella Antologia – con cui avevo ribadito di …riassociare l’immagine di Nuzzo Monello all’omerico-dantesca straordinaria figura dell’Uom di multiforme ingegno… come un novello Ulisse dei nostri giorni…ecc. ecc.1 – caddero d’improvviso tutti i miei consolidati “pre-giudizi” e – con la direzione d’una Collana tutta sua – gli concessi anche quella libertà che a nessuno mai avevo dato fino ad allora: solo così, finalmente, poteva nascere ed è nata – absit iniuria verbis  – una vera “Grande” opera d’Arte!  Fatta una sì necessaria premessa al Lettore, in questa sede sfoglierò solo alcune pagine non esaustive, tuttavia, della complessa articolazione di L’Arte fra le mani in cui Nuzzo Monello “narra” la propria vita di Uomo e d’Artista, mentre mette a fuoco il meglio delle sue opere relative agli  anni 2013~2018 presentando ben 26 sculture in maiolica e 10 pitture su tela ad olio con tecnica a spatola. Non si tratta di mere illustrazioni prive di senso o insignificanti, perché vanno inserite nell’ampio e più intimo “messaggio” che l’Autore ci “lancia” coinvolgendo psico-analiticamente – ora uno ora altro studioso, scrittore o giornalista che sia – nell’indagine profonda del suo “Io” più nascosto ed “inconscio”. …  Egli sa bene che solo attraverso la concreta visione plastica le sue opere, pittoriche o in ceramica che siano, potranno permettergli l’occasione di “esprimere” e proporre un suo personale “messaggio”, difficilissimo ed impossibile sul piano strettamente linguistico: proprio come la dantesca “materia sorda” del Poeta che è ben consapevole d’essere “… un che, quando/Amor mi spira, noto, e a quel modo/ch’e’ ditta dentro vo significando.”(Purg.XXIV,52-54) o come quando in Paradiso si renderà conto che “Trasumanar, significar per verba/non si porria; però l’essemplo basti/a cui esperienza grazia serba.”(Par.I,70-73) Al di là delle sue, e di tanti altri, numerose riflessioni  bio-bibliografiche a 360° di cui l’opera è piena – assieme all’allegato CD con interviste e video sui quali  sorvoliamo – Nuzzo Monello, alla fine del suo lungo excursus intorno all’Arte, confessa di avere “ …intrapreso l’intuitiva ricerca di una nuova estetica…” grazie alla quale ritiene che gli sia possibile “…Progettare la casualità” secondo il “volere” della “psiche” nel “dipingere stimoli ambigui” e del poter << …sentire configurare l’opera in modo tale da porre l’autore e l’osservatore nello scambio interpretativo dell’Io e del TuIo stesso e… Tu stesso, spingendo in tal modo l’uno intorno all’altro.>> 

   Certo, ammettere – per sua stessa definizione –  che questa sia in nuce Estetica sulla “progettazione” d’una “casualità” sembra ed è un ossimoro che “scolvolge” i tradizionali canoni di giudizio nell’osservazione dell’opera d’arte, preferendo di questo Artista entusiasmarmi per le sue “classiche” opere in ceramica e pittura, senza addentrarmi in interpretazioni psicoanalitiche di labirinti freudiani o junghiani. Di queste, certamente, da Lui sentiremo “spiegazioni” non sempre “razionali” e/o condivisibili ma da rispettare, in un campo di sentimenti così difficilmente “spiegabili”!  Non c’è dubbio, pertanto, che con questa pubblicazione Nuzzo Monello apre uno spiraglio – forse indispensabile forse nuovo – nel suo e nostro modo di porci nell’approccio all’Arte, quando ci indica << …un percorso di confronto tra le sensibilità dell’autore e dell’osservatore – egli scrive – affinché il dialogo si traduca in interpretazione autentica del messaggio. Per dirla con C.G. Jung  il “destino” cesserà di logorare le menti solo quando l’inconscio diverrà consapevole. …Una Estetica – conclude – che, per quanto motivata dal proprio intimo benessere psichico-fisico, non lascia spazi per eventuali fraintendimenti speculativi, come in H. Rorschach a testi proiettivi, ma pone e esplicita i ruoli inconsci sensoriali tra autore e  fruitore. >>

   Sottolineando, allora, da parte nostra proprio questi “ruoli inconsci”, è giocoforza chiederci quale “Filosofia” regga o fondi la visione artistica del Nostro, così riluttante, parlando, a farsi “inquadrare” in un qualsiasi Movimento se egli, da Artista del nostro inquieto e tormentato Tempo, proprio nell’approcciarsi all’Arte “ri-conosce” – da S. Freud a C.G. Jung – quel Simbolismo, di cui tutte le sue opere “trasudano” e “parlano”, per “approdare”- alla fine platealmente, con continue “invasioni” nei vari campi delle tante Avanguardie – al puro Astrattismo!

   A prima vista sembra non esserci risposta soddisfacente, se dovessimo “fermarci” – chiudendo l’arte monelliana di oggi o domani – nell’evidente ma logora “definizione” Simbolista-Astrattista o, addirittura, ad un nuovo Neoclassicismo tout-court, come lui stesso – in fondo – non si stanca di sottoscriverci nelle didascalie e nei testi, ricorrendo ai Miti per meglio far comprendere il suo pensiero, così come descritti nelle tantissime pagine illustrate di questa Miscellanea. 

    Ecco perché una sola “categoria” NON esprime appieno le tante “facce” piramidali della sua Arte ove, per esempio, la sua ardita “Trilogia” del  L u t u mC h t o n i a–H y b la ci svela anche il fondamento d’un’altra filosofica visione esistenzialistico-naturalistica2 – che non chiameremo Esistenzialismo né Naturalismo – che, pure, emerge prepotentemente in una nuova forma “neoclassicamente” intesa quando, le stesse immagini che qui  riproduciamo di quella Trilogia, dell’Arca di Cristo e delle tante altre ci rivelano al tempo stesso – e lui lo scrive, dice e svela continuamente – un’incessante ricerca del Bello e della Bellezza nelle più disparate forme espressive verso le quali perennemente egli anela a salire nel superamento della quotidiana “materialità” contingente: un Neoclassico, quindi, non diversamente da tutti gli Artisti del “Bello Ideale” d’ogni tempo che ”in essa” fisicità vedono ed hanno visto l’ostacolo primo da superare, proprio com’era stato – tornando ancora al Poeta – “ …come forma non s’accorda/molte fiate a l’intenzion de l’arte/perch’a risponder la materia è sorda”? (Par.I,127-129) 

Anche, ma non solo, perché in Nuzzo Monello – il Lettore “manzonianamente” se ne è accorto – convergono non una-due-tre-quattro, e via, di “facce” isolatamente prese ed ammirate ma una eclettica FUSIONE anche in apparenza dis-armonica di stili e di filosofie che, della di lui visione filosofico-estetica dell’Arte e della Vita fanno un Artista con la A maiuscola: con tutti i pregi e tutti  gli evidenti “limiti” che noi, distratti osservatori, spesso non intuiamo o comprendiamo appieno ! Meglio così, non vi pare?

 

   Avviandoci alla “forzata” chiusura, in questa sede, della prima parte in cui il volume illustra e spiega molto meglio quanto sopra detto, la seconda parte di esso – sulla cui analisi estetica ci asteniamo perché non competenti sul piano della critica storica – svolge un …ritorno all’antico amore, fra i tanti, della “giovinezza” artistica di Nuzzo Monello pittore: l’occasione gli è data, quasi inconsciamente (e …ci risiamo?) dall’incompiuta tela con un ritratto abbozzato del figlio Paolo nel 1988, la cui piccola ma commovente “storia” paterna, egli stesso ci narra spiegandola, forse più a sé stesso che al Lettore in questi termini:  << Paolo aveva 11 anni nel 1988 quando iniziai a tracciare questo dipinto da lui tanto desiderato. L’incertezza interruppe la mia mano e in seguito gli impegni m’impedirono di completarlo. Conservai la tela assieme a tutte le mie attrezzature. Nella mente però non smise mai la volontà di impormi il completamento del ritratto. Solo ora a distanza di 30 anni dal primo segno ho potuto completarlo. Era il 4 gennaio del corrente anno, vedere nei suoi occhi la luce del compiacimento e dell’assolvimento di una promessa mi ha reso quest’opera la più sentimentale tra tutte quelle che nella mia memoria vagano dandomi forza, respiro e propositi per proseguire nell’espressione d’Arte, quasi ad illudermi di possedere una seconda giovinezza.>> (pag. 144)

   Una “seconda giovinezza” che ci porta all’intervista ed al video in cui, nel CD allegato al volume, l’Artista spiega il perché misterioso ma non troppo del suo “ritorno” ad uno fra i più importanti primi “Amori”: la Pittura, certo, ma con una sì prorompente vitalità, padronanza del mezzo espressivo e un sentimento della tragedia quotidiana del nostro vivere in un tempo di poveri “Migranti” davanti a quel Mare nostrum Mediterraneo che coinvolge l’osservatore per quei sì vividi e forti colori che donano alla sua tela l’immediata sensazione della gioia “sofferta” con cui egli dipinge, sogna o…piange!

   Ma su questa nostra estemporanea suggestione, è meglio lasciar spazio al gusto ed al cuore dei Lettori che vorranno cimentarsi nell’opera e nella vita di un grande ECLETTICO ARTISTA: categoria Classica? Sì, perché nel caso di Nuzzo Monello cadono tutti gli ” …ismi” che, pure, lui ha assorbito nel vortice d’una attività artistica sempre più quotidianamente impregnata dall’attualità socio-politica o storica del momento e di quella di tutta una Vita culturalmente in prima linea anche, e soprattutto, come Uomo, Docente e Dirigente scolastico! Onore al merito, dunque? Certo, se “merito” significa frutto d’un’Arte fatta di sogni sì ma, prima di tutto, d’impegno ed esemplare dedizione al proprio dovere sociale e culturale!

                             Asti, 12 Gennaio 2019   Biagio Iacono

 

 

 

 

 

 

 

NOTE AL TESTO:

(1)Null’altro, infine,  da  ricordare  di  questo  Artista  e  Studioso,  se   non   ribadire   e   riassociare l’immagine  di  Nuzzo  Monello  all’omerico-dantesca  straordinaria  figura dell’Uom di multiforme ingegno che, non  è detto, come un novello Ulisse dei nostri giorni – dopo quella di Fotografo, Pittore e Ceramista – con questa voluminosa Antologia scientifico-archeologica, sgorgata dalle  di  lui  ataviche  radici  in  Sant’Elia  degli  Iblei, che  non  si  sia  spinto  molto  al  di  là  delle  usuali  sue  colonne d’Ercole oltre  le quali   mai   avrebbe dato “ali” al  “folle  volo”  di  questo  meraviglioso  volume  se,  pervenuto   ad   una   tale   ”maturità   di scienza e coscienza”, egli non ci abbia voluto finalmente mostrare e dimostrare un’altra “dimensione” o “faccia” del suo più profondo Essere: la quarta, cioè quella dello Scienziato che s’avventura senza tema in un mare così “aperto”, come quello naturalistico-archeologico, ben certo che nessun naufragio lo potrà mai sommergere!  Ma, di questo mio beneaugurante auspicio, lascio ai Lettori – che su queste pagine vorranno riflettere – ogni ulteriore giudizio, convinto come sono che Nuzzo Monello, dei famosi versi “Fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza” ne ha fatto sempre tesoro per sé e, nelle sue opere, anche per noi: e di questo, pertanto, gliene siamo grati di tutto ( Vedi, in ANTOLOGIA di Nuzzo Monello, la conclusione della mia Biografia alle pagine 11/14 )

  • (2) – << Nel tempo… in cui gli scienziati (biochimici) – scrive Nuzzo Monello a pag. 23 – si interrogano sull’importanza che l’argilla potrebbe avere avuto sull’origine della vita sulla terra, a Hybla Mayor ~ Sant’Elia nel territorio di Avola prende l’avvio la produzione di sculture, creazioni che si erigono dal ‘fango’ con salvacondotto una impronta della natura per consolidarsi in argille, terrecotte o L’idea dell’opera si compone di tre aspetti simbolici rappresentati in tre sculture: 1° – Lutum~ fango – argilla/ 2° – Chtonia ~ sacra madre terra/3° – Hybla ~ Hybla Mayor l’attuale città di Avola. Le sculture in ciò assumono valore di unicità filosofica della vita sulla terra che, ancorché designata come “pagana” trova tracce dello “hieros gamos”, unione tra terra e sole, in tutte le mitologie.  Soltanto dopo la loro unione il cui frutto primordiale presenta la “fertilità” in senso   pieno,  appaiono  i miti che introducono la nascita dell’Adamo e dell’Eva. Sicché  l’Eva  diviene la fecondatrice e l’Adamo il fecondatore,  entrambi  non  generati  ma  “creati”  dal  fango  sono  posti   nell’idilliaco “paradiso terrestre”: Talamo utopico, dove tutto il “creato” si rigenera ad esclusione dell’uomo che è inconsapevole delle sue potenzialità   generative. Ma, come la terra richiama l’unione con il sole così Eva richiama l’unione con Adamo, dando  alla loro esistenza valore pragmatico attraverso l’azione ricreativa di ogni “generazione e  creazione”. L’Uomo da “creato” diviene creatore ed ogni sua azione “prassi” diviene  caotica poiché è il responsabile di ciò che “crea”, agisce direttamente sulla realtà che non conosce e sulle “verità” imperscrutabili della “creazione” di cui esso stesso è parte. Dalla  sua  opera  prende  avvio  la  “ricerca”  della  verità,  della  conoscenza,  del  sapere.  Lascia “segni” ovunque, invoca aiuto alla terra e al cielo nel cui silenzio scruta le variazioni celesti e le loro influenze sulla terra ove “solo”, ora “crede” si conforta e si china alla scoperta dei molteplici aspetti della bellezza, fautrice dell’ordine e armonia   cosmica. Così come l’uomo non può discutere con chi lo ha plasmato se non ascoltarne il “silenzio”, e non può essere stimato più del suo “creatore”, così la sua opera rimarrà incompleta ai suoi occhi e velata alla comprensione degli  altri,  nutrendo  con  la  sua  “arte” il  significato contenuto nell’opera e servendosi del “simbolo” la carica di affettività e   dinamismo. Propone un piano di conoscenza diverso dall’evidenza razionale, realizza la capacità di dire ciò che diversamente non può essere detto in quel momento, in  quella  circostanza  in  quel  contesto, ma piuttosto ricorrentemente decifrato nel “significato”. L’utilizzo della materia più umile, il fango o l’argilla “che si trova nel suolo”, della quale potremmo anche noi essere sostanza,  esalta  l’artista  e  lo  pone  con  la  realizzazione  dell’opera tra  materia  e  spirito,  bello ed opinione, povertà e ricchezza, coscienza ed essere, tra tutto e il  nulla. L’arte dunque non è emblema, attributo, allegoria, è significazione.

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Sogni e Storie d’Artista

“L’ARTE  FRA  LE  MANI” di NUZZO  MONELLO

SCULTURE (Luci nelle Ombre) ed OLI spatola (Calore del Colore)

Sicula Editrice-Netum, pagg.178, Noto, 2018, Edizione Italiano/Inglese fuori Commercio

NOTA BENE: Il suddetto volume, al di là dei numerosi testi dell’autore Nuzzo Monello, contiene i contributi critici di Zena Roncada, M° Mario Salvo, Corrada Spataro, Francesco Nacci, Corrado Celeste, Venerando Monello, Vincenzo Rosana e Biagio Iacono.

La documentazione fotografica dell’opera è di Carmelo Provina photographer – 2018 –  La prevalente traduzione in Inglese è del prof. Corrado Leanti e, in parte, della dott.ssa Laura PizzoLo scatto di copertina e gli altri delle pagine 7 e 58 sono di Giuseppe Costanzo Zammataro.   

Di Nuzzo Monello hanno parlato:

Alliata Vittoria – Scrittrice – Giornalista – Traduttrice / Burgaretta Sebastiano – Professore – Scrittore / Caddemi Corrado – Giornalista / Celeste Corrado – Pedagogista / Corrente Enza – Pedagogista – Scrittrice / Dell’Arte Rosario – Professore – Giornalista / Fortuna Angelo – Preside – Giornalista – Scrittore / Iacono Biagio – Professore – Giornalista – Editore / Lucchesi Angelo – Preside – Saggista / Malandrino Giuseppe – Giornalista / Minissale Pietro – Dipart.nto di Scienze Biologiche, Geologiche ed Ambientali, sezione di Biologia Vegetale, UNICT / Mirmina Gaetano – Giornalista / Monello Venerando – Avvocato / Monieri Sebastiano – Professore – Architetto – Editore / Nacci Francesco – Direttore Scientifico “Orizzonti Pedagogici” Scuole in rete, Suppl.nto di “Scuola in formazione”, in collaborazione con UNIStudi della Telematica “Guglielmo Marconi”, UNISalerno, UNIBasilicata, Ist.ni Scol.che SGE FORM s.r.l. / Roncada Zena – Prof.ssa – Scrittrice – Autrice libri di testo Ed.ce – SEI / Rosana Vincenzo – Giornalista /  Rossitto Mario – Poeta / Sabella Giorgio – Consigliere Regionale Ente Fauna Siciliana Dipart.nto di Scienze Biologiche, Geologiche ed Ambientali, sezione di Biologia Animale,UNICT / Salvo Mario – M° Internazionale Spatola Stratificata – Critico d’Arte / Sgarbi Vittorio – Critico d’Arte – Scrittore / Spataro Corrada – Prof.ssa – Scrittrice / Tagliaferro Benito – Insegnante -Giornalista.

E’ finalmente in libreria “La Cattedrale di Asti”: un monumentale capolavoro dell’Editore Lorenzo Fornaca.

E’ finalmente in libreria “La Cattedrale di Asti”: un monumentale capolavoro dell’Editore Lorenzo Fornaca.

E’ finalmente in libreria “La Cattedrale di Asti”

di Lorenzo Fornaca Editore, Asti, pagg. 400, € 120,00 

UN MONUMENTALE CAPOLAVORO CHE ONORA ASTI, LE  AUTRICI FRANCESCA CAVAGNINO E MIRELLA BIANCHI MA SOPRATTUTTO UN GRANDE EDITORE COME LORENZO FORNACA, CHE HA SAPUTO COINVOLGERE IN QUESTA CICLOPICA IMPRESA – DI BEN 400 PAGINE STRACOLME D’IMMAGINI, FOTO E DISEGNI D’OGNI TEMPO – STUDIOSI D’INDISCUSSO VALORE COME ALBERTO CROSETTO, VITTORIO CROCE, SERGIO PANZA, MAURIZIO GOMEZ SERITO, LUCA FINCO, LUCIANA CAVALLARO ED EZIO CLAUDIO PIA CON LA CONSULENZA GRAFICO-EDITORIALE DI SABRINA MOSSETTO.

   Asti, 20 DICEMBRE 2018 – L’Editore LORENZO FORNACA – mio carissimo Amico – ieri, nel primo dolce soffio di neve del tardo pomeriggio su Asti, mi telefona per raggiungerlo a casa ove sta già firmandomi la dedica d’una delle prime copie di quello straordinario e magnifico volume dal titolo “LA CATTEDRALE DI ASTI” che avrebbe dovuto apparire poco prima del Natale 2017, di cui qui pubblichiamo la locandina che anticipava un evento che solo oggi s’avvera.

   Come non precipitarmi, sotto la successiva neve battente, nel suo ufficio stracolmo di tanti altri suoi libri, alla notizia da me tanto attesa con “timore e tremore” per l’Amico che, in questo Natale 2018, ce l’ha fatta in sì temeraria impresa, superando difficoltà a rischio per la di lui salute? E come non restare esterrefatto, facendo il sottoscritto l’editore dal 1972, appena ho sfogliato con mano un’opera di ben 400 pagine a colori, di gran formato (27 x 32 cm.) e copertina cartonata con relativa sovracoperta in quadricromia, perfettamente stampata e realizzata da L’Artistica Editrice Savigliano S.r.L. ?

   Dedicato dagli Autori e dall’Editore al compianto architetto Fabrizio Gagliardi ” …che con grande sensibilità e competenza si adoperò nelle ricerche che contribuirono alla realizzazione di quest’opera.”, Lorenzo Fornaca si presenta immediatamente al Lettore sui motivi della sua scelta editoriale con la schietta semplicità e grandezza che lo rivelano subito nella sua innata passione di chi coi libri ci vive e ci sogna: ” Non potevo esimermi dal farlo – scrive in apertura del volume – non avrei potuto trascurare il nostro gioiello più bello e radioso che, da secoli, mostra tutta la sua bellezza e imponenza: la nostra amata Cattedrale di Asti. A ragione c’è da andarne fieri. Proprio alla Cattedrale ho voluto dedicare questo ultimo volume, come sempre ricchissimo di immagini e di notizie inedite o poco note. Le cose più belle e preziose talvolta passano inosservate e allora il compito di portarle sotto nuova luce, anche se arduo e faticoso, diventa oltreché un piacere, un dovere. Questo è uno dei compiti degli Editori che, come me, vogliono parlare a tutti i Lettori per far loro toccare con mano quello che nella nostra Città e Regione si impone per bellezza, imponenza e fascino.  

…omissis… Prendendo spunto – prosegue Lorenzo Fornaca – da accurate ricerche per la tesi di laurea condotta da due Autrici di grande acume e raffinatezza: Francesca Cavagnino e Mirella Bianchi, oggi entrambe architetti, sono rimasto colpito dalla profondità della loro indagine. Così ho deciso di avviare questo progetto chiamando a collaborare due eccellenti amici, mons. Vittorio Croce e il  prof. Sergio Panza, grandi esperti di storia della Chiesa di Asti sin dalle sue origini, dell’arte e araldica, e con un autorevole apporto per la collaborazione scientifica del dott. Alberto Crosetto. Altri contributi di approfondimento su alcuni significativi temi sono dell’arch. Luciana Cavallaro, del prof. Luca Finco, del prof. Maurizio Gomez e del prof. Ezio Claudio Pia. Tutto questo è da leggersi come una  dichiarazione d’amore verso la Città, la sua avvincente storia e notevolissima architettura…   

Riservandomi di tornare sull’argomento con una ricognizione esaustiva d’un così imponente lavoro, invito e lascio agli Studiosi che vorranno intervenire tutto lo spazio  necessario su queste colonne, mentre sottolineo come oggi sia per me un giorno di festa per il solo “annuncio” che ho voluto qui dare nell’arrivo in libreria di questo importantissimo volume: grazie al quale, dopo imprevisti e fortunose peripezie, Lorenzo Fornaca è riuscito a coronare quella suddetta “…dichiarazione d’amore verso la Città…” pubblicando quasi una preziosa “Enciclopedia” da colta e squisita collezione, ed avendo saputo coinvolgere, come detto, in questa ciclopica avventura, decine d’illustri Personalità e Studiosi fra i più autorevoli dell’Astigiano.

 I quali – nessuno escluso – hanno avuto piena fiducia nella di lui profonda e sincera onestà intellettuale e professionale, pur attendendo con palpitante trepidazione la nascita di questa “ Cattedrale…“: un’opera che, per le straordinarie e diverse novità di studi storico-architettonici, si pone prepotentemente in primo piano anche nelle ricerche archivistiche perché, onorando Asti e la Cattedrale, con questa ulteriore e riuscitissima fatica il nostro Lorenzo Fornaca, onora ancor più sé stesso quale decano dal meritatissimo titolo, da tempo riconosciutogli, di vero  e puro “Editore d’Asti“.

  Biagio Iacono

NOTA A MARGINE – LEGGANSI LE DUE PAGINE DELL’INDICE: 

“LATINITAS NUNC ET HIC” presentato alla Sapienza di Roma.

“LATINITAS NUNC ET HIC” presentato alla Sapienza di Roma.

Presentato alla Sapienza di Roma l’antologia

LATINITAS  NUNC  ET  HIC

ATTI DEI CONVEGNI DI ASSISI 2014-2017

Sicula Editrice-Netum, pagg. 336, Noto, 2018.

di Biagio Iacono

   Pubblicato dalla nostra Sicula Editrice-Netum dell’Associazione Istituto Netum di Noto(SR) il volume è stato presentato dal curatore, Simone Pizziconi, durante il convegno GRECO E LATINO PER IL TERZO MILLENNIO, che si è svolto a Roma il 21-22 Settembre 2018, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza, sotto la direzione del prof. Emanuele Lelli, nell’ambito delle iniziative del CENTRUM LATINITATIS EUROPAE (CLE), Associazione presieduta dal prof. Rainer Weissengruber di Linz (Austria), che nell’occasione ha celebrato il ventennale dalla fondazione. Al Convegno romano del Settembre scorso hanno partecipato 187 Professori di oltre 70 licei italiani, quasi un centinaio di giovani e cinquanta nuovi tesserati del C.L.E. Senza dire degli oltre 150 nuovi proff., venuti anche da molto lontano (Austria, Germania, Svizzera, ma anche da Siracusa e Bolzano, da Genova e dalla Puglia), che grazie alla rete in formazione allestita dall’Associazione potranno ricevere le informazioni del direttivo centrale. Solo la vera e profonda humanitas, che contraddistingue l’impegno quotidiano di tutti, poteva rendere così importante questo evento.

   Ma, dovendo parlare di questa straordinaria antologia, diciamo subito che essa è il frutto della raccolta e configurazione dei temi che i Relatori hanno svolto durante i Convegni del C.L.E.LUCERNA tenutisi ad Assisi tra gli anni 2014 e 2017: con la nutrita serie di contributi, qui viene altresì raccontata la storia del C.L.E. in Umbria, dai suoi primi passi fino ad oggi, e tutte le diverse spinte e i variegati apporti che l’hanno caratterizzata, come quelli del Presidente Weissengruber, dei fondatori proff. Paolo Anelli e Leonardo Speranza, dei presidi del Liceo Classico “Properzio”,  prof. Giovanni Pace e prof. Francesca Alunni. Si comprende perciò anche la funzione di brevi ma significative Introduzioni ai diversi Convegni ed anche la presenza di Sezioni dedicate agli avvenimenti salienti del C.L.E.LUCERNA, così come l’inserimento di alcuni progetti scolastici realizzati sotto la sua insegna. Lo stesso curatore Simone Pizziconi, ex alunno del “Properzio”, laureato a Bologna e Siena, ha avuto in questi anni un ruolo anche organizzativo, promuovendo lo sviluppo di una sezione Juvenes del C.L.E.

Sacro Convento e Assisi.

   « La partenza del C.L.E. dell’Umbria – scrive il Presidente Weissengruber a pag. 7– è stato uno di quei momenti cruciali che hanno dato delle spinte particolari alla nostra Associazione, che è nata nel lontano 1998 in Friuli e che poi si è espansa un po’ a macchia di leopardo in varie regioni d’Italia. Ovvio che non poteva mancare l’Umbria, terra degli Etruschi e di popolazioni italiche, di grandi personaggi romani, di illustri teste del Medioevo latino, di Santi e Apostoli che hanno co-fondato l’Europa tra eredità pagane e cristiane. Proprio quell’arco tra la civiltà classica antica (con un sostrato antichissimo italico non del tutto chiarito nelle sue varie stratificazioni) e i periodi medievali con tanto di Latinità diretta e indiretta, ha sollecitato la creazione di un Punto CLE di particolare respiro. Un punto teso tra i due poli che – per la verità – caratterizzano il nostro C.L.E.: il Classico in senso stretto (pagano-antico) e il Classico-cristiano (magari un po’ meno classico, agli occhi dei classicisti) del Medioevo, che però vive con una vitalità intramontabile e dà, ancora oggi, la sua impronta alla regione dei colli verdi tra il Trasimeno e la Valnerina. »

   Rimandando all’Indice del volume – che qui abbiamo voluto integralmente riportare in calce – una breve cronaca dei primi momenti convegnistici ci ricorda come essi siano stati realizzati nel 2014, ad Assisi, in tre diverse sedi: il Sacro Convento Francescano, il Convitto Nazionale “Principe di Napoli e il Liceo Classico “Properzio”, che si rivelerà come Punto operativo di riferimento del C.L.E. dell’Umbria. Le due esperienze iniziali, pur valide per lo spessore culturale e per le applicazioni didattiche prospettate, hanno mostrato un difetto comune: la scarsa presenza di pubblico. Il problema di coinvolgere docenti e studenti, sia in uscite la mattina sia in un prolungamento pomeridiano extracurricolare, fu discusso con l’allora preside prof. Giovanni Pace, grazie al quale è nata l’idea di portare il messaggio dentro la scuola per cui il primo dei quattro convegni nacque proprio al “Properzio” di Assisi con un’intera mattinata, di fronte alle cinque classi dell’indirizzo Classico, dedicata a quello che, allora, era il tema dibattuto ai livelli alti della cultura italiana: quale importanza avesse ancora il Liceo Classico e in particolare lo studio del Latino. L’iniziativa fu poi ripresa negli anni successivi dalla preside prof. Francesca Alunni. Nel 2015 il convegno, dal titolo provocatorio: Il Sole tramonta a Oriente, coinvolse collaboratori come Ivo Picchiarelli, Paolo Capitanucci e altri Studiosi, che hanno allargato le tematiche oltre i soliti confini scolastici, per far capire che il Latino e la sua cultura sono patrimonio non solo dei Paesi latini occidentali ma dell’Europa e del mondo. Guardando anche all’Est, si sono attivati i contatti con la Romania, isola della latinità orientale.

    Nel convegno del 2016, Latinitas, Humanitas e i confini dell’Europa, fu data un’attenzione particolare alle zone terremotate attivando un primo contatto con Norcia, portando alla definizione del progetto “Una giornata benedettina” di cui ha parlato nel Didacticum di Roma Tiziano Sensi, e su cui il Presidente a detto: «Teniamo presente che Norcia è una piccola capitale dello spirito europeo con il suo San Benedetto, patrono d’Europa, che ora deve ritrovare la sua patria in una Norcia che sarà ricostruita non solo con pietre e mattoni, ma con la consapevolezza che ha un significato particolare per coloro che credono in una Europa dei valori che si esprimono nel Cristianesimo, e che in buona parte sono già pezzi di una eredità molto più antica ». 

   Con “Quintiliano educatore nunc et hic” – argomento dell’ultimo convegno del 2017, si volle centrare l’attenzione su alcuni aspetti della riflessione pedagogica e didattica che ancora ci viene dal mondo classico latino.

 Tra gli interventi, al di là di quelli specificatamente didattico-pedagogici qui in calce – segnaliamo quello di Lorenzo Strizzi, docente di Educazione motoria del Liceo Classico “Properzio”, con l’approccio multidisciplinare, che è nei valori fondativi del C.L.E., sull’importanza di riscoprire una concezione insita nel mondo antico: quella per cui un corretto programma pedagogico deve fondarsi su una educazione integrale della persona come recita l’antico motto: mens sana in corpore sano. Infine, una personalissima riconoscenza va data al prof. Paolo Anelli che, in in piena calura estiva di questo 2018, si è quotidianamente confrontato col sottoscritto Editore nell’impaginazione d’una così bella e complessa opera della quale, pur non essendo soddisfatti al 100%, ci ha visto fraternamente affrontare un sì dantesco “folle volo” per cui “…non fia d’onor poco argomento!” 

Biagio Iacono

NOTA A MARGINE: Ecco l’Indice del libro:

Nota del Curatore. Rainer Weissengruber: Il cuore verde d’Italia fa da cornice al Centrum Latinitatis Europae del Centro Italia. Paolo Anelli – Leonardo Speranza: Dove l’antico può farsi respiro del presente.Giovanni Pace: La cultura classica: uno stimolo alla comunicazione, alla comprensione e alla fraternità. Introduzione al Convegno FRANCESCO E IGNAZIO – SANTI DELL’APOSTOLATO (3 maggio 2014). Paolo Anelli: Francesco e Ignazio – Santi dell’apostolato. Paolo Capitanucci: L’umanesimo e la cultura scientifica dei francescani.Leonardo Speranza: Alcune proposte tematiche.

Introduzione al Convegno LATINITAS NUNC ET HIC (22-23 novembre 2014)

Paolo Anelli: Le Domus romane di Assisi. Paolo Anelli: La latinitas nella biblioteca del Liceo Classico “Properzio”. Giovanni Ghiselli: Nerone, Seneca, San Paolo e le tasse. Il silenzio imposto alle donne. Giovanni Ghiselli: Il linguaggio dell’interiorità. Sofocle, Seneca, Marco Aurelio, Agostino. Giovanni Ghiselli: Contro la lapidazione delle adultere. Il perdono dell’adultera nel Vangelo e il topos del τ πάθει μάθος in due commedie di Menandro. Leonardo Speranza: La “sintassi mistica” in San Francesco e Sant’Ignazio: un confronto. Stefano Angelini: Latine perpetuo magister loquatur. Elisabetta Sorbini: Ai limiti del canone.Chiara della Vedova: La volpe e l’uva: un modulo interlinguistico. Tiziano Sensi: Della “necessità” del latino: L’attualismo gentiliano e la riforma della scuola in Italia. Luca Villanova: Il latino nel lessico medico-scientifico, Antonella Fattorusso: Il latino raccontato da un’ex liceale attraverso l’interpretazione di segni e sintomi di malattia. Simone Pizziconi: Forma ed evento nel mondo latino. Francesco Busti: Se amare è una colpa. Eleonora Sideri: Le possibilità che offrono gli studi classici oggi. Paolo Anelli (a cura di): Commentarium et Syllabus. Paolo Anelli (a cura di): Relazione riunione conviviale CLE LUCERNA Umbria.

Introduzione al Convegno

 IL SOLE TRAMONTA A ORIENTE – LATINITAS NUNC ET HIC (28 novembre 2015)

Tommaso Baronti: Flebilis auditur cantus. Sonia Bucci: Siria: la perdita di un territorio. Paolo Capitanucci: Biblioteca come strumento culturale.Paolo Anelli: Romania isola latina. Carmela Lista: Scambi socio-culturali italo-romeni. Annalisa Persichetti: Presentazione del Progetto Europae tempora et mores. Ivo Picchiarelli: Neolatini o neoitalici?. Leonardo Speranza, Bianca Vitale: Imagines, umbrae, simulacra a Byzanthio ad Transsylvanas. Giovanni Ghiselli: I Remedia amoris di Ovidio. Elisabetta Sorbini: La forza di un simbolo. Federico Piccioni: Comunicazione e mondo giuridico: Il respiro ampio del Latino. Filippo Biondi: La più latina tra le lingue neolatine?.Simone Pizziconi: Pallentis radere mores. Satira e censura. Tiziano Sensi: “Aeva” e “illud tempus” in Mircea Eliade. Andrea Chiappiniello: Latin in physical sciences.Mirela Felicia Farcas: Esilio: sofferenza e ricerca della condivisione.

Introduzione al Convegno

LATINITAS, HUMANITAS E I CONFINI DELL’EUROPA (26 novembre 2016)

Francesco Busti: In cerca di Europa: etimologia di un continente. Simone Pizziconi: Le tre Rome. Il viaggio dei valori greco-romani attraverso l’Europa cristiana. Tiziano Sensi: Lineamenti sul carattere morale del concetto di Europa. Annalisa Persichetti: Genus aureum – aureum saeculum. La Germania di Tacito tra etnografia e mito. Giovanni Ghiselli: Shakespeare e la letteratura antica. Paolo Capitanucci: Monachesimo e sviluppo della scienza. Ivo Picchiarelli: San Benedetto e il miracolo della roncola.

Introduzione al Convegno QUINTILIANO EDUCATORE NUNC ET HIC (25 novembre 2017)

Giovanni Ghiselli: Quintiliano: l’educazione primaria e la visione d’insieme della cultura greca e di quella latina, entrambe necessarie all’ottimo oratore. Simone Pizziconi: Montaigne e Aresi tra Quintiliano e l’Indice. Paolo Anelli: Una didassi individuale: Opus est studio, non indignatione! Tiziano Sensi: Quintiliano e G. Gentile: per un duplice dittico. Lorenzo Strizzi: Rapporti fra la psiche e l’attività fisica.

A Nuzzo Monello due prestigiosi Premi…

A Nuzzo Monello due prestigiosi Premi…


All’opera ἀνϑολογία di Nuzzo Monello due prestigiosi riconoscimenti: il Premio Internazionale Historiae Populi  e il Premio Regionale Historiae Siciliae, conferitigli dall’Opera Internazionale “Praesepium Historiae Ars Populi” di Geraci Siculo (PA).

di  Biagio Iacono

All’opera ἀνϑολογία (Antology) del ns. amico Artista, Studioso e Scrittore prof. Nuzzo Monello – di cui ci siamo spesso occupati sul www.valdinotomagazine.it – sono stati conferiti, nei giorni scorsi, due prestigiosi Premi a riconoscimento della sua prodigiosa, straordinaria e poliedrica attività: il Premio Internazionale di Storia e Tradizioni Locali Historiae Populi e il Premio Regionale Historiae Siciliae, conferitigli dall’Associazione Culturale Regionale “Praesepium” di Geraci Siculo (PA).

La suddetta ἀνϑολογία – sta scritto nella motivazione del Premio Historiae Populi – è caratterizzata scientificamente da una ~ Raccolta di schede ed immagini sulla flora della contrada S. Elia, sui Monti Iblei, nel territorio del comune di Avola in Provincia di Siracusa. Lo studio botanico è accompagnato da una attenta analisi delle caratteristiche del territorio della contrada, inclusa una preziosa chiesa rupestre di presumibile età alto medioevale. ~

   Per questo la Commissione del Concorso Internazionale Artistico-Letterario “Ars Millennium” 20a Edizione 2017/18 – Premio  Internazionale “Historiae  Populi” 19a Edizione 2017/18 ha valutato l’opera del prof. N. Monello quale Premio In Assoluto A Livello Internazionale Per La Migliore  Opera Di Pregio “Botanico-Archeologico” D’alto Interesse Scientifico elogiando lo Studioso con questa meritata attestazione: ~ A NUZZO MONELLO D’AVOLA ~ PER LA SUA MONUMENTALE E PODEROSA OPERA STORICO-SCIENTIFICA A CARATTERE BOTANICO E PER I SORPRENDENTI ASPETTI DI RICERCA ARCHEOLOGICA. OPERA, ANCORA, ASSAI PREZIOSA PER LE SAPIENTI SCHEDE BOTANICHE D’ALTO VALORE SCIENTIFICO SULL’INCANTEVOLE E TIPICA FLORA MEDITERRANEA DEI MONTI IBLEI IN SANT’ELIA; OPERA ANCHE ECCELLENTE E STRAORDINARIA PER L’ARTISTICO PATRIMONIO FOTOGRAFICO D’ARTE, CHE PUO’ ESSERE DEFINITO QUALE “FINESTRA DI BELLEZZA” DI VISIONI PRIVILEGIATE DELL’UNIVERSO CULTURALE IBLEO, OVE, QUASI PER INCANTO, ANCORA EMERGE, DALL’OBLIO DEL  SECOLARE SONNO DELLE PIETRE, UN SANTUARIO RUPESTRE, PREGNO DI FEDE E DI SACRO ANTICO, FIORE NELLE ROCCE OLEZZANTI DEGLI IBLEI.

(vedi VERBALE qui a fianco: HISTORIAE POPULI

 

Consegna del Sindaco di Lentini Saverio Bosco.

Per quanto riguarda il secondo conferimento, il Premio Regionale Historiae Siciliae è stata conferita: L’ALTA ONORIFICENZA STORICO-SCIENTIFICA – ACCADEMICO DELLA SICULA CULTURA IBLEA a NUZZO MONELLO da AVOLA  per l’Ediz. Bilingue-Sebastiano Monieri Editore – Traduzione di Corrado Leanti – Siracusa, 2017; ril., pp. 560, ill. ~ Raccolta di schede ed immagini sulla flora della contrada S. Elia, sui Monti Iblei, nel territorio del comune di Avola in Provincia di Siracusa. Lo studio botanico è accompagnato da una attenta analisi delle caratteristiche del territorio della contrada, inclusa una preziosa chiesa rupestre di presumibile età alto medioevale ~ con quest’altra motivazione: ~ PER LA MAGNIFICA, RICCA E POLIEDRICA ‘AZIONE’ DI STUDIOSO-RICERCATORE  E NOBILE ARTIGIANO D’ALTA ARTE, APPASSIONATO AMANTE E CONOSCITORE PROFONDO DELLA SUA TERRA NATIA IBLEA; INSIGNE FIGLIO DI AVOLA CHE HA SAPUTO METTERE A FRUTTO LE SUE SCIENTIFICHE CONOSCENZE E HA POSTO MANO A UNA PODEROSA E MONUMENTALE OPERA, L’ANTOLOGIA BOTANICA DELLA FLORA ENDEMICA IBLEA DEL MONTE SANT’ELIA, OVE EMERGE, COME PREZIOSA VETUSTA GEMMA, UNA CHIESA RUPESTRE TARDO-MEDIEVALE: MAGNIFICO FIORE DI PIETRA ANTICA TRA I LEZZI ASSAI ODOROSI DEI SACRI MONTI IBLEI DI SICILIA. ~

vedi altro VERBALE qui a fianco: HISTORIAE SICILIAE

Eventus Lentini – 2.XII.2018 – Il Presidente Dott. Prof. V. Piccione e Nuzzo Monello.

Il “31° Eventus Lentini Meeting 2018”

si è concluso il 2 dicembre u.s.

Distintivo Historiae Siciliae Accademico della Sicula Cultura Iblea

Organizzato dall’Opera Internazionale “Praesepium Historiae Ars Populi” fondata dal Dott. Prof. Vincenzo Piccione e patrocinato dalla Città di Lentini, l’Associazione Culturale Melograno di Lentini, l’Arcidiocesi Metropolitana di Siracusa, la Diocesi di Noto e dalla Città di Geraci Siculo, si è concluso con la consegna dei prestigiosi riconoscimenti ai vincitori delle diverse sezioni a concorso.  

Diploma Historiae Populi

Il congresso sul tema Presepium: Greppia d’Amore… Cultura, iniziato il primo dicembre si è avvalso di relatori provenienti da tutt’Italia e della partecipazione di un folto pubblico per assistere alle premiazioni di presepisti e di città per l’allestimento di presepi viventi opportunamente visionati in Sicilia, in Calabria e Campania dalla commissione giudicatrice, e per assistere alla premiazione di autori di studi Storico-etnografici, Scientifici, Artistici e Letterari. I premiati sono stati invitati inoltre a  esprimere le proprie idee, contributi, promozioni e propositi. Tra i molteplici in particolare l’intervento dello studioso, artista e scrittore Nuzzo Monello che ha posto l’accento sulle condizioni nelle quali, oggi, ciascuno può trovarsi di fronte alla società e rispetto alla propria individualità: Cultura e Fede viste come unicità dell’individuo che interagisce nel sociale, nell’impegno civile, nella propria crescita spirituale, culturale e nei confronti della propria famiglia.

Trofeo Historia Populi

L’autore, così continua: il premio odierno, esprime un elaborato di relazioni, che vede in primo luogo, oltre il personale sacrificio e la compartecipazione della Città di Avola, il contributo della moglie Corrada e dei figli Venerando e Paolo indispensabile alla realizzazione in specie di  ἀνϑολογία, propriamente raccolta di fioriNell’accettare i riconoscimenti, con umiltà e soddisfazione a compimento della sua opera Nuzzo Monello, ha voluto fare dono, per soddisfare le stesse condizioni di Cultura e Fede, del premiato volume ἀνϑολογία, al Sindaco di Lentini Dott. Saverio Bosco nella qualità di primo cittadino e alla Biblioteca Riccardo da Lentini quale espressione della città, comunità di Saperi conclamata Città del Presepe di Sicilia 2018. Per concludere, a noi non resta che complimentarci sinceramente col ns. prof. Nuzzo  Monello per questa opera che tante soddisfazioni sta dando a Lui ma, soprattutto, anche ai tanti Amici come noi che lo amiamo e stimiamo fraternamente. 

Biagio Iacono

G. Leopardi: capirlo ricordando Gino Raya nel 31° della scomparsa.

G. Leopardi: capirlo ricordando Gino Raya nel 31° della scomparsa.

CAPIRE LEOPARDI ATTRAVERSO IL RICORDO DI GINO RAYA,

NEL 31° DELLA SCOMPARSA DEL FILOSOFO FONDATORE DEL FAMISMO.

di Paolo Anelli

Ricorrendo il 2 Dicembre u.s. il 31° della scomparsa del prof. GINO RAYA, un ricordo – da me promosso – sul suo straordinario contributo critico filosofico-letterario, anche sul Leopardi, avrebbe dovuto trovar spazio su queste colonne proprio quel giorno: lo facciamo oggi 10 Dicembre 2018, non avendo potuto il Sottoscritto onorare quella data per cui, mentre me ne scuso con l’amico prof. Paolo Anelli, anticipo che insieme ci siamo da tempo riposti di onorare dignitosamente il ns. Maestro con un apposito volumetto, non appena ci sarà possibile configurare il ns. materiale già raccolto e pubblicarlo. Biagio Iacono

Dopo vari anni di insegnamento in Istituti Tecnici, per l’anno scolastico 1983-84 ebbi incarico d’insegnamento letterario, nello storico Istituto Magistrale “Ruggero Bonghi” di Assisi, sito in Via San Francesco nel Palazzo Vallemani, edificio barocco con affreschi del Seicento, oggi sede della Pinacoteca comunale. L’Istituto, la cui denominazione originaria di Scuola Normale era stata modificata a partire dalla riforma Gentile del 1923, aveva da pochi anni celebrato il suo centenario, in quanto era nato nel 1878 all’interno del Convitto Nazionale “Principe di Napoli”, istituito dal Ministro Bonghi nel 1875 per accogliere da tutto il giovane Regno d’Italia gli orfani dei maestri elementari.

Il Convitto viveva nella sede del Sacro Convento di San Francesco, acquisito dallo Stato italiano con le leggi eversive del 1866-67, e nella città del Serafico l’Istituto che formava maestri e maestre aveva avuto nel primo Novecento un ruolo importante di promozione culturale, grazie all’attività dei suoi docenti, tra i quali il pedagogista Ernesto Codignola, che a Firenze sarà direttore dell’Istituto Superiore di Magistero (dove studiò mia madre) e continuerà le sue battaglie educative fondando la Scuola-Città Pestalozzi. Altamente meritoria fu anche l’opera dei Presidi, tra cui Michele Catalano, di Termini Imerese, noto per i suoi studi sull’Ariosto, che diresse l’Istituto dal 1922 al 1932, prima di salire alla cattedra di Letteratura Italiana all’Università di Messina. Siciliano, di Milazzo, era anche il Preside del centenario, Giuseppe Catanzaro, figura di spicco all’interno dell’Accademia Properziana del Subasio, studioso di Properzio e curatore, insieme allo storico Francesco Santucci, degli Atti dei Convegni internazionali properziani dal 1982 al 2002.

Assisi. Palazzo Vallemani, sede dell’Istituto Magistrale dal 1910 al 1997.

Dovendo insegnare Italiano, per la prima volta, in una classe che si preparava all’esame di Stato, mi trovavo ad affrontare la letteratura italiana dell’Ottocento. E mi domandavo, fra l’altro, in particolare, come insegnare L’infinito di Leopardi, il cui commento, nei testi scolastici, mi riportava alle difficoltà mie di maturando del 1966. Non avevo mai capito, e perciò mi inceppai al colloquio, che cosa significasse “la religione del nulla” che continuava a dominare nella critica. Faccio dunque un primo passo deciso verso una metodologia d’insegnamento che tenga conto in primo luogo non della critica (cioè del punto di vista degli studiosi di Leopardi, spesso non supportato da chiari fondamenti teorici), ma del pensiero dell’autore stesso. E dato che Leopardi non teneva per sé i suoi Pensieri (raccolta di centoundici considerazioni scritte tra il 1831 e il 1837), e aggiornava continuamente il suo diario personale, lo Zibaldone, che, scritto dal 1817 al 1832, era arrivato a 4526 pagine, mi misi all’opera per rintracciare in quella miniera di pensieri una spiegazione d’autore al Sempre caro mi fu quest’ermo colle.

Zibaldone, prima ed. 1898.

Primo problema: dove lo trovo lo Zibaldone di Leopardi in versione integrale? Dell’edizione di Francesco Flora in due volumi, datata 1937-38, a cui si ispirarono Walter Binni ed Enrico Ghidetti (1969), si potevano trovare edizioni ridotte. Volendo uno Zibaldone tutto intero e non scarnificato, per poter andare a cercare tra quelle sue 45 centinaia di pagine qualcosa, scritto da lui medesimo, che si riferisse all’argomento della sua poesia più famosa, e non essendo ancora comparsa per Garzanti l’edizione critica in tre volumi curata da Giuseppe Pacella (1991), e non vivendo noi tutti ancora in un mondo dominato da internet (che ci mette oggi a disposizione tutti i testi del poeta di Recanati in leopardi.it), l’unica mia possibilità era trovare l’edizione del 1898-1900, quella in sette volumi pubblicati da Le Monnier ad opera di una commissione presieduta da Giosuè Carducci, con il titolo Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura (poi Zibaldone di pensieri, o semplicemente Zibaldone). Dove trovare l’edizione carducciana dello Zibaldone?

I sette volumi dell’ed. carducciana dello Zibaldone, 1913 terza ristampa.

Ebbene, a confermare la rilevanza culturale dell’Istituto Magistrale di Assisi, ce li avevo lì i sette rari volumi dello Zibaldone carducciano, nella preziosa Biblioteca di quella Scuola centenaria, che dopo incredibili vicende successive al terremoto del 1997 è stata recuperata e acquisita dal Liceo Classico “Properzio” per iniziativa del Dirigente scolastico Giovanni Pace. Mi metto dunque al lavoro, ma, durante la perlustrazione graduale del testo leopardiano subisco ben presto un doppio effetto serendipity. Trovo anzitutto molti riferimenti di ordine pedagogico che mi spingono a schedare i concetti con cui Leopardi avvalora le sue tesi filosofiche e antropologiche attraverso osservazioni sul comportamento dei “fanciulli”, e di se stesso fanciullo. Se ne potrebbe ricavare un ricco materiale per una pedagogia leopardiana interessante per la storia della pedagogia contemporanea. Ci ha pensato recentemente Michele Zedda, ricercatore dell’Università di Cagliari con diversi articoli dal 2012 a oggi.

Leopardi, Recanati: Colle dell’Infinito.

L’altro effetto va spiegato con il fatto che in quell’anno ricevevo una copia del trimestrale Biologia culturale di Gino Raya. Era stato mio padre, rimasto solo per la morte di mia madre a fine ’83, ad avvertire l’amico catanese, grande studioso di Verga e ideatore del Famismo poi chiamato Biologia culturale (teoria che considera la fame come unico primum movens biologico degli esseri viventi), della mia esistenza come insegnante ad Assisi. L’intrigante lettura delle tesi di Raya, mirate allo “studio dei fenomeni letterari, filosofici, culturali in genere, nei loro fondamenti biologici e nelle correlative sovrastrutture metafisiche”, tesi esposte sistematicamente, oltre che nei suoi libri, nella rivista, a cominciare dal 1966, si incrociava con la mia perlustrazione leopardiana, al punto che presi il coraggio di segnalare a Raya, con una lettera, il 2 gennaio 1987, un certo parallelismo delle sue tesi con quelle leopardiane che andavo spulciando. Raya risponde:

 8 genn 1987 sera
Caro Anelli / Stamane ricevendo la Sua del 2, ho suonato a distesa tutte le campane del mio feudo (mentale) per avere scoperto una insospettata vocazione famistologa. […] e la incoraggio a proseguire nel disegno leopardiano. L’applicazione del metodo fisiologico è stata attuata soltanto da me e da Pasquale Licciardello; veda dunque che immenso terreno vergine rimane. Su Leopardi, morto nel 1837, si prepara la solita fiumana retorica per il 150 anniv.; né, che io sappia, s’è mai vista una critica leopardiana in chiave famista. Veda, dunque, di non lasciare i suoi propositi nel limbo delle buone intenzioni. […] A lei e famiglia i più forti auguri e saluti da Gino Raya

Da questo contatto, seguito da un breve incontro a Roma in occasione di una conferenza su una sua opera verghiana, in cui gli lasciai copia delle mie ‘scoperte’, nacquero, su suo invito, i miei due saggi leopardiani (Leopardi e gli animali, e Leopardi prefamista) che lui pubblicò in Biologia culturale del settembre e del dicembre 1987, ultimo fascicolo questo di quella rivista, che morì il 2 dicembre con il suo fondatore. Purtroppo, il mio rapporto diretto con Gino Raya nacque e durò nell’arco di quel suo ultimo anno di vita. Dopo di che, lasciando nel cassetto un mio terzo saggio e constatando il silenzio dell’ufficialità letteraria italica sulla morte del maggiore studioso verghiano, cominciai a scrivere Il silenzio delle farfalle infilzate (Firenze Atheneum 1991), forte anche, dopo la morte di mio padre (1986), di quanto il Raya aveva detto di sé e del Famismo nelle lettere indirizzate all’amico abruzzese, mio padre, insegnante a Venezia nell’Istituto Magistrale “Niccolò Tommaseo”, con cui aveva vissuto una affettuosa concordia discors a partire dal 1959, quando erano commissari a Roma nel mega concorso a cattedre di Lettere negli Istituti magistrali, e avevano constatato di essere gli unici a non lasciarsi influenzare nelle procedure di valutazione dalla potenza delle raccomandazioni. Grazie a quel mio libro ho potuto conoscere Pasquale Licciardello e le sue preziose analisi biologico-culturali sulla letteratura e sulla società contemporanea (notevole, per restare in argomento, è il suo Leopardi poeta del corpo, Fermenti, 1988), e Biagio Iacono, direttore della Gazzetta di Noto e della rivista Netum, amico ed estimatore del Raya, il quale ha ospitato in questi anni vari miei contributi rayani nella rivista online www.valdinotomagazine.it .

Zibaldone,1913.

Nei due saggi, presenti nella biblioteca del Centro Studi Leopardiani di Recanati, sfruttavo i risultati della mia ricerca sullo Zibaldone, che mi aveva portato a conoscere il Leopardi pedagogista e il Leopardi prefamista, ma mi aveva anche dato la risposta alla domanda su L’infinito che dovevo spiegare alle alunne del Magistrale di Assisi. Non va interpretato in senso metafisico, tutt’altro. Il piacere, che deriva dall’immaginazione che opera in virtù dell’ostacolo fisico della siepe, va considerato in chiave sensistica secondo la concezione materialistica settecentesca cui il poeta aderì e sulla quale, appunto, costruì la sua “teoria del piacere”. Avevo trovato da me la risposta, per via diretta, e solo più tardi mi sono accorto che la cosa era già stata detta da Achille Tartaro nel volume in cui aveva trattato Leopardi (LIL – Letteratura Italiana Laterza, 1978, pp. 84-85), dove scriveva: “La matrice sensistica dell’Infinito, un elemento decisivo per escludere ogni riduzione dell’esperienza leopardiana nell’ambito certamente improprio dell’ascesi e dell’annichilimento spiritualistico, secondo un’interpretazione promossa da De Sanctis (“Così i primi solitari scopersero Iddio”) e in seguito vagamente riecheggiata […]”. Ecco la conferma che chiariva i miei dubbi di studente e avvalorava i risultati della mia ricerca di giovane docente.

L’ultimo numero della Rivista BIOLOGIA CULTURALE fondata e diretta da GINO RAYA.

La mia rassegna prefamista leopardiana contrastava con un appunto di Raya del settembre 1986 (Biologia culturale, p. 144), che nel termine felicità usato da Leopardi, termine “ampolloso, di derivazione settecentesca”, vedeva “una spia della scarsa sensibilità biologica del Leopardi”. Aggiungeva però che “qualche brivido” di essa “affiora a sua insaputa, per esempio, nel « mal umore », o nell’« odio, vero odio », che gli uomini in società nutrono l’uno per l’altro (Zibaldone), e che rimonta al cannibalismo proprio della specie”. A posteriori, posso dire di avere messo in luce, col mio studio, che invece di affioramento inconsapevole si tratta di una teoria a tutto tondo che riconosce in tutti gli esseri viventi un primum movens centrato su una triade (Leopardi la chiama “trinità”): amor di sé – odio altrui – invidia. Quanto al cannibalismo, esso è riconosciuto da Leopardi come realtà primitiva generale, non senza il risvolto, tutto prefamista, dell’erotofagia. Lo stesso Raya, approfondendo il tema, in nove pagine consegnate per la celebrazione leopardiana dei Nuovi Annali della Facoltà di Magistero dell’Università di Messina (1987, 5, pp. 111-119), giunge a fare un ritratto di Leopardi antimaiuscolaro, non più carente di sensibilità biologica, bensì “fermo nell’amor sui come principio biologico”. Amor sui è il titolo di un breve intervento di Gino Raya, che è il succo di una conversazione telefonica con il direttore della rivista Fermenti Velio Carratoni, che compare nel numero di ottobre-novembre 1987, p. 5, e che ho letto con profondo senso di gratitudine, lieto di avere contribuito a far suonare le campane del “feudo (mentale)” del Maestro proibito di cui Biagio Iacono aveva scritto in Netum nel Dicembre 1981.

La prima delle tre pagine del Dicembre 1981 della Rivista Netum, fondata e diretta da Biagio Iacono dal 1975 al 1985.

Sarebbe augurabile (ma probabilmente illusorio che la ricorrenza, oltre che gl’inevitabili gorgheggi sulla donzelletta e il passerotto, e oltre a qualche iscrizione d’ufficio del continuo Leopardi tra i « figli di Maria », invitasse qualche studioso a leggere lo Zibaldone per verificare (o eventualmente discutere) i due saggi di Paolo Anelli pubblicati in « Biologia culturale » (1987, nn. 3 e 4) intitolati, rispettivamente, Leopardi e gli animali e Leopardi prefamista. Risulterebbe chiara, allora, la scintilla più geniale di Giacomo: il suo rifiuto, cioè di maiuscole come il Pensiero, la Coscienza, la Ragione e altri succedanei dell’Anima considerati come prius nella biologia umana e insomma come patacca metafisica. Questo prius viene chiamato dal Leopardi ventitreenne amor di sé (o anche amor proprio), « principio e perno di tutta quanta la macchina naturale (…), indipendente dalla riflessione e quindi dalla ragione ». Oggi per una completa risoluzione del metafisico nel fisico, diciamo fame; Leopardi dice amor sui; ma l’indirizzo è così sconvolgente, da escludere i confronti non solo in sede ottocentesca, ma anche nella ufficialità accademica del secolo seguente.

Nessuno studioso leopardiano ha risposto all’invito di Raya, tranne Alberto Frattini, il quale in un articolo apparso su Fermenti nel 1995, intitolato Leopardi, il materialismo e il famismo, mi ha rivolto una critica che, al di là dei contenuti, è frutto di una operazione scorretta, compiuta con la complicità del direttore Carratoni. Il quale mi aveva chiesto, nel ’93, di scrivere un articolo su Leopardi, e gli avevo mandato Leopardi e i nuovi credenti, dove esprimevo qualche giudizio, tra molto altro, su alcuni scritti di Frattini. Ebbene, l’articolo dell’insigne studioso leopardiano contesta alcune affermazioni espresse nel mio dattiloscritto, che il direttore Carratoni aveva dato in lettura a Frattini, evitando di pubblicarlo.
Un ricordo di Gino Raya, dunque, non può prescindere da un argomento principe nella sua vita e nella sua opera: il rispetto dell’etica.

Assisi, 2 dicembre 2018                             Paolo Anelli