NOVITA’ EDITORIALI FEBBRAIO-MARZO 2019 di GUIDO MIANO EDITORE in MILANO

L’OPERA OMNIA di CLAUDIO COMINI,

  Prefazione di Michele Miano.

La poesia di Comini se vogliamo definirla è di tipo intimista, un soffio di luce caldo la pervade. Ma potrebbe definirsi anche immaginifica nel tono di una immagine tersa: il pensiero si fà sentimento e senso acquisito della nostra umanità. La parola pura si scarnifica nella sofferenza acquisita del tempo. Si apre così la memoria già spenta delle cose, riaffiorano i ricordi dei silenzi incontaminati della montagna, il sole sul lago, le voci, la casa, la strada, il paese, i ricordi del padre. Terre mitiche lacustri, cullate quasi da una eterna fanciullezza di sogni in cui il vecchio e il nuovo si innestano in un’atmosfera di continuità. Limpida e pura, spontanea e umile, con un’umanità vera e semplice, la poesia di Comini si articola in una immediatezza di espressioni e di vitalità. Nostalgie, rimpianti ansie e realtà si fondono così senza virtuosismi. E’ la visione specificatamente religiosa e cristiana della vita con il concetto del dolore, del suo mistero, dell’itinerario salvifico della fede che costituisce la vera architettura dell’ispirazione di Claudio Comini.  Si legga la  lirica: “La luce divina”:  “Nulla di più vero  /ci darà la forza che solo Tu /ci doni ogni giorno/con la Tua immensa luce Divina./Grazie mio Signore d’esistere/ancora oggi in un mondo incredulo/e per certi versi, privo di quel senso/di viva purezza che ci dona /la Tua Grande Parola “.

La poesia diventa quindi delicata e dolce preghiera. E sembra suggerirci Comini: siamo come un “umile  tassello”, piccola e fragile creatura ma necessaria nell’immenso mosaico storico che Dio nel suo progetto di salvezza del mondo va componendo dall’origine dei tempi. Se in varie liriche di Opera Omnia le immagini autobiografiche denotano particolari stati di sentimento, in altre i contenuti assumono valori, che rivelano una lucidità intellettuale e che sa indagare in un mare di elementi diversi. Comini quindi costruisce la propria poesia utilizzando tematiche di estrazione classica, quali l’amore, Dio, la morte, l’eterno e che però egli arrichisce con la propria fantasia e con una certa partecipazione emotiva. La sua poesia diventa una sorta di “testamento spirituale”, un dialogo con Dio e quasi sulla scorta del pensiero di Sant’Agostino un “itenerarium mentis in Deum”.

Claudio Comini ha pubblicato innumerevoli raccolte. È presente nelle opere pubblicate da questa Casa editrice: Contributi per la Storia della Letteratura italiana. Il secondo Novecento, vol.III (2004), Poeti scelti per il terzo millennio (2008), Poeti italiani scelti di livello europeo (2012), Dizionario Autori Italiani Contemporanei (20175).

CLAUDIO COMINI , OPERA OMNIA, prefazione di Michele Miano nella  collana  Alcyone  2000

Guido Miano Editore – Milano , pag 118 , Euro 18,00 , marzo 2019 .

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   “IL CANTO DELLA LUNA ” POESIE  DI MARCO LANDO  

CON  PREFAZIONI DI ROSSELLA CERNIGLIA, ENZO CONCARDI E NAZARIO PARDINI

 Questa collana di libri non ambisce a esaurire una rassegna della poesia italiana contemporanea, quanto piuttosto a indicare di taluni autori un solco di scrittura nella quale sia da individuare una sorta di fratellanza d’arte, nel nostro caso della poesia. Richiami, comunanze, affinità con testi di autori europei tendono nel caso specifico ad “assumere un’angolazione sovranazionale e articolata anche per il campo delle analisi critiche”.

I testi degli autori proposti in questa collana non si discostano dai fondamenti della poesia autentica, la quale risiede, com’é noto, nelle sue componenti; tra cui un alone o richiamo interiore di spiritualità, che contribuisce a intuire, scoprire, evidenziare ciò che il linguaggio comune solitamente ignora, e che si direbbe unitaria di tutte le poesie del mondo. Solitamente non è difficile riscontrare similitudini o assonanze di intenti, di attese e speranze, di istanze esistenziali tra poeti italiani ed europei e di lingua ispano-americana, naturalmente nel rispetto dei singoli livelli; attinenze che non escludono – ai fini del confronto nell’ambito sovranazionale – talune affinità espressive e / o estetiche tra autori, non raramente motivate da comuni esperienze dell’ essere, da virtù acquisite, dall’emblema della memoria, ovvero dalle negatività, dai soprusi umani e sociali, dal tempo avaro.

Marco Lando ha pubblicato varie raccolte di poesia e con questa casa editrice ricordiamo almeno: Lo sgabelletto bianco (2017) e Lungo il Fiume (2018) nella collana Poesia elegiaca dei Maestri italiani dal ‘900 ad oggi. Prosegue il suo percorso di autore con la solita umiltà, con quell’atteggiamento mite e appartato che caratterizza il suo lavoro di poeta, alla riscoperta di quel concetto di spiritualità ormai perduto in un mondo frastornato e alienato come i tempi odierni. E lo fa con convinzione in un rapporto fecondo e generoso con la vita.  Se i suoi versi si ispirano frequentemente alla memoria, a malinconiche suggestioni del passato, nonché a rievocazioni e rimpianti di una civiltà patriarcale e agricola della sua montagna, alla denuncia sociale contro l’avidità dell’uomo, dall’altra si avverte nei suoi testi la ricerca nostalgica e struggente di un’epoca irrimediabilmente perduta, di certe idealità e valori che sembrano dissacrati dalla civiltà consumistica di oggi. Una versificazione, la sua, che prende le distanze da una società ipertrofizzata dal “puro utilitarismo”.

L’intimità del focolaio domestico, il ricordo della devozione alle figure femminili che hanno forgiato la sensibilità del poeta e cioè la madre e la nonna, il mondo contadino, le sue dure leggi, l’innocenza perduta, il mito del falso progresso, la disumanizzazione e l’alienazione della società contemporanea sono i connotati che caratterizzano i suoi componimenti. Per cui i quadretti deliziosi descritti nel Basso Trentino e  “lungo il fiume” Adige  diventano per Marco Lando un’oasi di serenità, di estraniamento dai mali del vivere moderno, una scialuppa di salvataggio per non annegare tra le meschinità quotidiane.  Ma è il ricordo della figura materna, che da linfa all’ispirazione del poeta: in ogni istante la propria madre è la certezza, vicina nei momenti felici per gioire con noi e nelle difficoltà per incoraggiarci. Il ricordo delle sue carezze  scendono  come balsamo sul cuore per infonderci coraggio e ardore

Se nel volume precedente Lungo il fiume  la sua poetica era stata messa a confronto con i maestri elegiaci italiani, ora è  inquadrata in un’ottica sovranazionale, nella omonima collana di questa Casa Editrice, “Analisi poetica sovranazionale del terzo millennio” dove la sua voce è accostata ad alcuni autori stranieri in una “sorta di fratellanza d’arte”. I testi del poeta Marco Lando sono stati qui suddivisi con adeguata selezione nelle tre tematiche più rilevanti del nostro tempo: “Natura Medicatrix”, “Problematiche dell’essere” e “L’incanto della memoria”, in ciascuna delle quali è possibile evidenziare affinità, come si diceva, con autori stranieri affermati. Al riguardo Nazario Pardini scrive nella prefazione: “I flussi, la costa, il sole / l’entroterra / i sentieri / il profumo del vento / la follia del cielo delle stelle / le maree, / in un uomo che rimane / e perde sé / per tornare / come viandante del silenzio / infinito, / sulla quiete di un’onda.” (Il mare). I flussi, la costa, il sole, l’entroterra, il vento, il cielo, le maree, tanti corpi panici che si fanno contenitori di un animo cristallizzato nelle loro apparizioni.

Iniziare da questa citazione testuale significa andare da subito nel cuore della poetica di Marco Lando, i cui versi, con sinuosa elasticità, si aggrappano agli intenti emotivi per tradurli in vere oggettivazioni; in ecfrastiche intrusioni di uno spleenetico travaglio esistenziale. Il mare. Quanto è facile sperdere la nostra pochezza nell’ immensità dell’orizzonte marino; e quanto è umano lasciarsi andare in questo sperdimento spirituale; eccola la “Natura Medicatrix” di cui ci scrive l’autore. Forse è proprio nell’abbandonare la nostra inquietudine nei giochi della natura che l’uomo riesce a trovare quel riposo edenico di cui va in cerca. E Rossella Cerniglia annota come “Il ricordo degli affetti che legano Marco Lando alle figure essenziali della sua infanzia – la madre e la nonna – è, dopo la loro dipartita, l’espressione di una tragedia per questa insopportabile assenza. Sono divenute icone che incarnano elementi essenziali nell’esistenza stessa del nostro autore”. 

MARCO LANDO, IL CANTO DELLA LUNA, poesia,

 nella Collana Analisi Poetica sovranazionale del terzo millennio.

GUIDO MIANO EDITORE, pagg. 91,  Euro 15,  Febbraio 2019.

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